Una domenica di festa, di incensi e di storie che si intrecciano sotto la cupola del Bramante. Stamane, alle ore 9, Papa Leone XIV ha ordinato dieci nuovi sacerdoti: otto di loro saranno le nuove “sentinelle” della Diocesi di Roma, pronti a entrare nelle parrocchie di una Capitale sempre più bisognosa di ascolto. “Questa è una domenica piena di vita“, ha esordito il Pontefice, richiamando i nuovi presbiteri alla loro missione: essere “costruttori di pace e di amicizia sociale“.
In San Pietro la celebrazione di Papa Leone XIV per dieci sacerdoti. La storia di don Giorgio, trentenne di Setteville di Guidonia
Tra i nuovi volti che animeranno la Chiesa capitolina, spicca la storia di don Giorgio Larosa. Trent’anni, originario di Setteville di Guidonia, Giorgio rappresenta quella vocazione maturata nel quotidiano, tra le mura della parrocchia di periferia e il calore della famiglia.
Per lui, la chiamata non è stata un fulmine a ciel sereno, ma uno “scatto” interiore arrivato dopo una ricerca di senso.
“Vedevo che dalle mie risorse, dalle energie e dal tempo che spendevo per me, non ricavavo la stessa felicità che mi dava frequentare la parrocchia“, racconta oggi con la consapevolezza di chi ha trovato la propria strada.
Per don Giorgio, l’esempio decisivo è stato quello dei laici e dei sacerdoti incontrati nel suo cammino alle porte di Roma: è in quella dedizione silenziosa che ha visto brillare la “potenza del Vangelo“.
Dal pianoforte al seminario
Se don Giorgio incarna la vocazione territoriale, gli altri nuovi preti portano in dote percorsi quasi cinematografici. È il caso di Daniele Riscica, ex promessa della musica classica. Dopo essersi esibito sui palchi di Cina, Brasile e Mozambico, a 24 anni ha capito che gli applausi non colmavano quel vuoto interiore. “Ero arrivato, ma non ero soddisfatto“, ammette.
C’è poi chi, come il trentacinquenne pescarese Guglielmo Lapenna, ha lasciato il lavoro in una fabbrica di liquori dopo la Gmg di Cracovia del 2016, e chi, come Antonino Ordine, 27 anni, ha svestito il camice bianco da aspirante medico dopo una missione neocatecumenale tra i freddi paesaggi della Svezia.
Una Chiesa senza confini
Il gruppo dei nuovi ordinati riflette il volto multiculturale di Roma. Accanto ai romani “doc” come Giovanni Emanuele Nunziante Salazar (che sognava di farsi frate già da bambino), ci sono: Jos Emanuele Nleme Sabate: arrivato dal Camerun dopo aver scoperto il cattolicesimo quasi per caso in un collegio cattolico; Yordan Camilo Ramos Medina: colombiano, cresciuto all’ombra di uno zio prete che accompagnava nelle missioni di montagna.
L’ordinazione ha coinvolto anche due missionari “internazionali”: Armando Roa Nunez (messicano) e Loyce Selwyn Pinto (nato in Arabia Saudita).
Il monito di Leone XIV
L’omelia del Papa è stata un invito alla tenerezza e alla fedeltà. Rivolgendosi agli otto nuovi preti romani — Guglielmo, Giorgio, Jos Emanuele, Giovanni Emanuele, Antonino, Yordan Camilo, Daniele e Cristian — Leone XIV ha usato un paragone forte: “L’amore che ispira il celibato va custodito e rinnovato come l’amore degli sposi. Solo così matura e diventa fecondo”. Un invito a non restare chiusi nei propri “sepolcri”, ma a uscire nel giardino della comunione.
I nuovi sacerdoti
La lista dei nuovi sacerdoti per la Diocesi di Roma: Guglielmo Lapenna, Giorgio Larosa, Jos Emanuele Nleme Sabate, Giovanni Emanuele Nunziante Salazar, Antonino Ordine, Yordan Camilo Ramos Medina, Daniele Riscica e Cristian Sguazzino.


















