Un nuovo dramma all’interno delle mura romane del carcere di Rebibbia. Un detenuto romano di 36 anni, si è tolto la vita ieri pomeriggio nella sezione G11 della Casa Circondariale Nuovo Complesso. Un gesto estremo che riporta prepotentemente l’attenzione sulla condizione di disperazione che avvolge il sistema penitenziario laziale.
Inutile ogni tentativo di soccorso dopo la scoperta di un compagno di cella del carcere: il Lazio conta la terza vittima da inizio anno
La tragedia si è consumata intorno alle 16:20 di ieri. Secondo le prime ricostruzioni fornite dal personale penitenziario, a fare la drammatica scoperta sarebbe stato il compagno di cella della vittima.
L’uomo, svegliatosi dal riposo pomeridiano, ha notato il trentaseienne alzarsi per andare in bagno. Non vedendolo tornare, ha dato l’allarme ai reparti di sorveglianza.
Il personale della Polizia Penitenziaria è intervenuto immediatamente, trasportando l’uomo d’urgenza presso l’infermeria interna della struttura. Qui sono state avviate tempestivamente tutte le manovre di rianimazione previste dai protocolli di emergenza, mentre è stata inoltrata la chiamata d’urgenza al 118.
Nonostante l’arrivo dell’ambulanza e i reiterati tentativi dei sanitari di far ripartire il cuore del giovane, il medico a bordo non ha potuto far altro che constatare il decesso. La salma è rimasta sotto custodia in medicheria fino all’autorizzazione del magistrato di turno, prima di essere rimossa dalla polizia mortuaria.
Il profilo del detenuto e la vita in carcere
Il trentaseienne si trovava a Rebibbia dal 7 ottobre 2023, dopo un precedente periodo di detenzione a Regina Coeli. Era stato condannato per reati legati all’estorsione e alla violazione della legge sugli stupefacenti, con un fine pena fissato al 12 giugno 2032. All’interno del carcere, l’uomo cercava di mantenere una routine lavorativa: era infatti impiegato come lavorante nelle cucine del Nuovo Complesso.
Dalle informazioni raccolte, il detenuto non appariva isolato dal mondo esterno: svolgeva infatti regolari colloqui visivi con i propri familiari.
Un dettaglio, questo, che rende ancora più complesso decifrare il baratro di sofferenza che lo ha portato alla decisione finale. Il suo suicidio non è però un caso isolato, ma si inserisce in una statistica che definire allarmante è ormai riduttivo.
L’allarme del Garante: una politica della sofferenza
Sulla vicenda è intervenuto con durezza Stefano Anastasìa, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio.
Le sue parole descrivono una realtà in cui la morte sembra essere diventata una consuetudine strutturale. «Ormai non fa più notizia, ma in carcere si continua a morire», ha dichiarato Anastasìa, ponendo un interrogativo diretto alle istituzioni sulla necessità di una politica che prenda in considerazione la disperazione che si nasconde dietro le sbarre.
Il Garante ha sottolineato come la prevenzione del suicidio non possa essere delegata solo alla vigilanza, ma richieda un cambiamento profondo nella gestione della sofferenza mentale e della speranza di reinserimento. Quello di ieri è infatti il terzo suicidio registrato nel Lazio dall’inizio del 2026.
Prima di lui, il sistema regionale aveva già contato le vittime di Viterbo il 5 febbraio e un altro decesso proprio a Rebibbia lo scorso 7 marzo.
I numeri di una crisi nazionale
Il caso del trentaseienne romano è il sedicesimo suicidio in Italia dall’inizio dell’anno, una frequenza che ricalca i dati drammatici del 2025.
Lo scorso anno le morti volontarie in cella furono complessivamente 80, di cui otto avvenute nel territorio laziale: quattro proprio nel Nuovo Complesso di Rebibbia, una a Regina Coeli, due a Frosinone e una a Viterbo.
Questi numeri, confermati anche dai monitoraggi di “Ristretti Orizzonti”, fotografano un sistema penitenziario in costante affanno, dove il sovraffollamento e la carenza di personale si intrecciano con la fragilità psicologica dei ristretti.
In attesa degli accertamenti definitivi dell’Autorità Giudiziaria, Rebibbia si interroga ancora una volta sul proprio futuro e sulla tutela della vita.




















