Il delicato equilibrio tra l’espansione urbana e la fauna selvatica ha vissuto un nuovo, drammatico capitolo la notte scorsa, mettendo in luce sia l’incoscienza di alcuni automobilisti sia l’eroismo spontaneo di chi opera per la sicurezza pubblica. In particolare gli operatori dell’ARES 118. E’ grazie a loro se una splendida femmina di capriolo investita e abbandonata sulla Flaminia è ancora viva anche se in gravi condizioni.
A salvare la giovane femmina di capriolo i soccorritori dell’ARES 118 fuori servizio: tra investimenti pirata e salvataggi acrobatici nei parchi urbani è il secondo esemplare soccorso in pochi giorni
Il terribile episodio si è verificato martedì 7 aprile 2026, intorno alle ore 02:00, lungo il tracciato della via Flaminia, dove una giovane femmina di capriolo è stata investita da un veicolo che, subito dopo l’impatto, si è dato alla fuga senza prestare alcun soccorso o segnalare il pericolo.
Il destino dell’animale sarebbe stato segnato se non fosse transitato in quel momento un equipaggio dell’ARES 118 di ritorno da un precedente intervento di emergenza. Uno dei soccorritori, notando la sofferenza della piccola capriola e sospettando che potesse essere in stato interessante a causa del gonfiore addominale, ha deciso di intervenire immediatamente.
Così, l’operatore ha rimosso l’animale dalla carreggiata per evitare ulteriori collisioni e ha allertato la Polizia di Roma Capitale. Fortunatamente, dopo il trasferimento al Rifugio del lupo a Morlupo e circa due ore di osservazione, la capriola si è ripresa ed è tornata autonomamente nel bosco.
La crescente presenza di ungulati a ridosso delle grandi arterie stradali romane continua a generare situazioni di estremo pericolo, dove la prudenza resta l’unica difesa contro incidenti che possono rivelarsi fatali tanto per gli animali quanto per l’uomo.
Il precedente salvataggio a Talenti
Questo incidente segue di pochi giorni un altro evento avvenuto il 31 marzo 2026 nel quartiere Talenti, zona Marcigliana, dove in via Dario Niccodemi, un giovane capriolo era rimasto prigioniero all’interno di un giardino pubblico attrezzato con area giochi, impossibilitato a ritrovare l’uscita.
In quel caso, la Polizia Locale e i Carabinieri Forestali del Nucleo di Roma Natura hanno richiesto l’intervento di Andrea Lunerti, esperto di sicurezza uomo-animale. La situazione era critica poiché i caprioli, se spaventati, possono raggiungere velocità di sessanta chilometri orari e rischiare il collasso cardiaco per lo stress.
Lunerti, ricorrendo all’improvvisazione tecnica, ha così utilizzato una rete anti-mustelide mentre gli agenti formavano un cordone umano a cuneo per indirizzare l’animale. Alla fine, il capriolo è riuscito a scavalcare un cordolo sfruttando le sue doti acrobatiche, dileguandosi verso le aree verdi della Marcigliana.
L’analisi dell’esperto sui corridoi faunistici
Secondo quanto riportato dall’etologo Andrea Lunerti, questi episodi non sono casuali ma figli di un mutamento ambientale profondo. Il progressivo abbandono dell’agricoltura ha favorito l’espansione dei boschi, creando veri e propri corridoi faunistici che intersecano strade statali e aree urbane.
Gli animali selvatici si spostano istintivamente per cercare cibo o sfuggire ai predatori, compiendo balzi improvvisi che rendono impossibile ogni manovra evasiva per chi guida. Il rischio di impatti violenti contro i parabrezza è elevatissimo, con conseguenze potenzialmente gravi anche per gli occupanti dell’abitacolo. La Flaminia, in particolare, funge da barriera tra imponenti ambienti naturali, rendendo ogni attraversamento notturno una scommessa contro la morte.
Un appello alla responsabilità stradale
Le autorità e gli esperti rinnovano l’appello alla massima prudenza, specialmente nelle ore notturne quando la visibilità è ridotta e la fauna selvatica è più attiva. L’abbandono di un animale ferito in strada non è solo un atto di crudeltà, ma costituisce un grave rischio per la circolazione stradale, potendo causare carambole o nuovi investimenti.
Il lieto fine della capriola salvata sulla Flaminia resta un caso isolato in un contesto dove, purtroppo, la velocità eccessiva e la disattenzione continuano a mietere vittime silenziose lungo le direttrici che collegano la Capitale alla sua provincia boschiva.

















