La tensione tra Usa e Iran raggiunge livelli critici e da Castel Gandolfo si leva alta la voce di Papa Leone. Il Pontefice, prima di fare rientro in Vaticano, ha commentato con estrema fermezza le ultime dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, definendo “inaccettabile” la minaccia di un attacco all’Iran.
Il Papa da Castel Gandolfo lancia un monito contro l’escalation militare: “Pensate ai civili”. L’Iran replica agli USA: “Pronti a ogni scenario”
Il monito del Santo Padre non si limita a un richiamo formale alle norme internazionali, ma punta dritto al cuore della crisi umanitaria che un conflitto genererebbe. “Non è accettabile questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran“, ha dichiarato il Pontefice tramite il portavoce.
L’appello del Papa: “Questione morale, non solo di diritto”
“Oltre al diritto internazionale c’è una questione morale che riguarda il bene dei popoli. Invito tutti a pensare ai tanti innocenti, ai bambini e agli anziani che sarebbero le prime vittime di un’escalation bellica“.
Fin dai primi segnali di attrito, la linea della Santa Sede è rimasta coerente: la via diplomatica è l’unica percorribile. “Torniamo al dialogo — è l’invito che arriva dal Vaticano — cerchiamo di risolvere i problemi senza arrivare a questo punto. Siamo un popolo che ama la pace“.
La replica dell’Iran: “Siamo pronti a tutto”
Mentre la diplomazia cerca faticosamente spazio, il governo iraniano non mostra segni di cedimento. A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di Donald Trump per un nuovo accordo, il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha affidato ai social la posizione ufficiale di Teheran.
«Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari», ha scritto Aref su X, sottolineando che la sicurezza nazionale e la tenuta delle infrastrutture sono state oggetto di “calcoli precisi“. Il messaggio è chiaro: l’Iran non si lascerà sorprendere. “Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence“.
La nota di Palazzo Chigi
In tarda serata una nota di Palazzo Chigi, che Canaledieci riporta integralmente: “Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi“.
“E’ fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti“.
“Il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili“, continua la nota.
“L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz — arteria vitale per l’economia globale — fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo“.
In nessun passaggio si fa riferimento alle minacce di Trump.
Le parole del ministro della difesa Crosetto
Una vittoria militare è possibile ma ”non in una notte. La nostra esperienza ci ha insegnato, basti pensare all’Afghanistan, che un Paese non cade in una notte, ma neanche in un giorno o in un mese. La resistenza degli Stati è data dalla capacità di soffrire che hanno le popolazioni”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto alla trasmissione ‘Cinque minuti’ su Raiuno in merito all’ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’Iran.
”Penso vorrà scatenare un attacco più pesante di quelli scatenati finora ma io mi auguro sempre che questa guerra possa finire come quella in Ucraina”, ha aggiunto.
L’appello del Pakistan
“Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà“.
Questo l’appello su X del premier pakistano, Shehbaz Sharif, mentre “gli sforzi volti a una soluzione pacifica del conflitto in corso in Medio Oriente procedono con costanza, determinazione e slancio, con la possibilità di portare a risultati concreti nel prossimo futuro“.
Sharif ha inoltre esortato “tutte le parti in conflitto a rispettare ovunque un cessate il fuoco della durata di due settimane, affinché la diplomazia possa giungere a una conclusione definitiva del conflitto, nell’interesse della pace e della stabilità a lungo termine nella regione“.
Cosa succede ora?
L’attenzione internazionale è tutta rivolta alla scadenza fissata dalla Casa Bianca. Il mondo intero teme che il fallimento dei negoziati possa trasformare la guerra di parole in un conflitto aperto, con conseguenze imprevedibili per l’intero equilibrio del Medio Oriente.


















