La strategia di contrasto alla criminalità organizzata a Roma ha segnato un nuovo punto di svolta con l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso d’urgenza dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione si è concentrata sulla neutralizzazione dei patrimoni accumulati da figure apicali del panorama criminale cittadino, colpendo beni per un valore complessivo superiore al milione di euro.
Dalla gestione di ristoranti ai beni di lusso, sotto la lente degli inquirenti finiscono le disponibilità finanziarie di Angelo Senese ed Ettore Abramo, ex braccio destro di Diabolik
Il provvedimento ha riguardato soggetti già detenuti, consolidando le risultanze investigative emerse lo scorso dicembre e puntando direttamente alla forza economica dei gruppi che per anni hanno esercitato un controllo capillare sul territorio attraverso attività illecite diversificate.
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L’antefatto e l’operazione originaria
L’attuale fase di sequestro rappresenta l’evoluzione naturale di un’inchiesta che ha vissuto il suo momento apicale il 5 dicembre 2025. In quella data, un’operazione coordinata dal Nucleo Investigativo ha portato all’arresto di quattordici persone.
Le accuse formulate a vario titolo spaziano dal tentato omicidio al traffico di stupefacenti, includendo estorsioni, sequestri di persona e porto abusivo di armi. Tutti i reati contestati sono stati aggravati dal metodo mafioso, a dimostrazione della caratura dei gruppi coinvolti, capaci di imporre il proprio volere attraverso la forza di intimidazione e il vincolo associativo tipico delle organizzazioni di stampo camorristico trapiantate nella Capitale.

I profili dei soggetti coinvolti
Tra i destinatari del decreto figurano nomi di assoluto rilievo negli equilibri della malavita romana. Angelo Senese, fratello dello storico boss Michele Senese, noto negli ambienti come “O’ Pazz”, che rappresenta il legame diretto con la fazione camorristica egemone in diversi quadranti della città.
Accanto a lui emerse la figura di Ettore Abramo, detto “Pluto”, personaggio chiave delle cronache romane per il suo ruolo di ex braccio destro di Fabrizio Piscitelli, il leader ultrà ucciso al Parco degli Acquedotti. Insomma un quadro complesso di alleanze strategiche volte al controllo degli affari illeciti, delineato dalla convergenza di interessi tra esponenti della camorra e figure legate al mondo della tifoseria organizzata.

La sproporzione economica accertata
Il cuore del provvedimento risiede nelle indagini economico-finanziarie condotte a seguito delle misure cautelari. Gli inquirenti hanno analizzato minuziosamente i redditi ufficiali dichiarati dai soggetti e dai rispettivi nuclei familiari, mettendoli a confronto con lo stile di vita e le effettive disponibilità patrimoniali.
Così, è emersa una significativa e ingiustificata sproporzione: i proventi derivanti dalle attività economiche lecite non erano in alcun modo sufficienti a giustificare il possesso di beni di lusso e ingenti somme di denaro, con uno squilibrio tale da consentire l’applicazione della “confisca allargata”, per sottrarre alla criminalità quanto accumulato illegalmente.
Il dettaglio dei beni sotto sequestro
L’inventario dei beni sottratti alla disponibilità degli indagati restituisce l’immagine di un patrimonio mobile di alto valore. Sono state sequestrate tre autovetture di pregio e una motocicletta, oltre a numerosi rapporti finanziari e conti correnti.
Particolare rilievo ha assunto poi il ritrovamento di venti orologi di lusso, alcuni dei quali individuati proprio durante le fasi esecutive dell’operazione. In una cassetta di sicurezza riconducibile a Marco Baiocchi, un altro degli indagati, sono stati rinvenuti anche sette cronografi di valore stimato intorno ai 150 mila euro. Altre disponibilità liquide sono state rintracciate su conti intestati alla moglie di Angelo Senese, confermando la rete di protezione familiare attorno ai capitali del clan.
Il filone delle attività commerciali dei Caroccia
Parallelamente ai sequestri di beni mobili, l’indagine ha fatto luce sul reinvestimento dei capitali illeciti in attività di ristorazione. Al centro di questo filone si trova la società “Le 5 Forchette”, legata a Mauro Caroccia e alla figlia diciannovenne Miriam.
Secondo l’ipotesi accusatoria della Direzione Distrettuale Antimafua, i Caroccia avrebbero trasferito e reinvestito nella società, che gestisce il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, i proventi derivanti dalle attività criminali del clan Senese. Nella vicenda, spicca il coinvolgimento indiretto di figure istituzionali che in passato avevano detenuto quote della srl, poi regolarmente cedute prima dell’esplosione del caso giudiziario.
Nuovi sviluppi con l’analisi del cellulare di Caroccia
L’evoluzione dell’inchiesta ha portato in queste ore al sequestro del telefono cellulare di Mauro Caroccia, attualmente in carcere per scontare una condanna definitiva per reati di stampo mafioso. Gli inquirenti intendono sottoporre il dispositivo a una perizia tecnica approfondita per rintracciare chat, messaggi e comunicazioni relative alla creazione della società avvenuta nel dicembre 2024.
L’obiettivo è ricostruire i flussi di ordini e la reale governance del ristorante, verificando se la gestione fosse effettivamente nelle mani dei titolari formali o se rispondesse alle direttive dei vertici del clan.
I prossimi passaggi investigativi
Il quadro investigativo è destinato ad ampliarsi con l’ascolto di testimoni chiave e familiari dei principali indagati. È prevista l’audizione della moglie di Mauro Caroccia, la quale, secondo quanto dichiarato dal marito durante un interrogatorio a Piazzale Clodio, sarebbe stata presente insieme alla figlia nello studio notarile di Biella al momento della fondazione della srl incriminata.
Queste testimonianze saranno fondamentali per confermare o smentire la tesi dell’intestazione fittizia di beni, volta a schermare il patrimonio del clan Senese da futuri interventi dell’autorità. Tutti i procedimenti si trovano attualmente nella fase delle indagini preliminari, durante la quale vige per tutti gli indagati il principio della presunzione di innocenza.


















