Mentre a Maddaloni si sono svolti i funerali e tutta la comunità ha potuto dare l’ultimo saluto per la morte di Sofia Di Vico, proseguono le indagini volte ad accertare la dinamica che ha portato alla morte la 15enne stroncata il 2 aprile scorso a Ostia dopo aver cenato nel camping in cui era ospite insieme alla squadra di basket impegnata in un torneo giovanile sul litorale romano.
Proseguono le indagini per omicidio colposo sulla morte di Sofia Di Vico per shock anafilattico, sospetti sulla funzionalità di un farmaco
Ulteriori dubbi sono emersi in relazione alla concitata fase dei soccorsi e sul possibile malfunzionamento di un iniettore che avrebbe impedito di somministrare alla ragazza l’adrenalina l’unico farmaco in grado di contrastare lo spasmo che la stava soffocando considerato che il Bentelan, cortisonico antinfiammatorio e antiallergico a base di betametasone in dotazione alla giocatrice di pallacanestro non aveva fatto effetto.
Se così fosse potrebbe essere stata questa la circostanza che avrebbe impedito di strappare alla morte Sofia entrata in contatto con molecole di lattosio suscettibili di scatenare la potente reazione immunitaria poi risultata fatale.
Nei giorni scorsi la Asl Roma 3 ha anche disposto il sequestro delle pentole e dei piatti utilizzati quella maledetta sera per mangiare un piatto di uova strapazzate con contorno di fagiolini che potrebbero aver fatto da vettore dell’agente patogeno, sebbene il ristorante del campeggio fosse stato messo a conoscenza della sensibilità a specifiche tipologie di alimenti da parte della 15enne.
In esito ai riscontri emersi durante l’autopsia effettuata sul corpo della giovane all’istituto di medicina legale dell’Università di Tor Vergata disposti della Procura che indaga per omicidio colposo ha, infatti, preso sempre più corpo l’ipotesi che, a stroncare la giovane promessa della pallacanestro, sia stato il pasto consumato a cena la sera del decesso.
“Non respiro, non respiro”, sono state le ultime parole pronunciate dalla ragazzina mentre era ancora a tavola e ha iniziato ad accusare il malore che non le avrebbe lasciato scampo, nonostante una disperata corsa contro il tempo per trasportarla all’ospedale Giovan Battista Grassi di Ostia.
Ieri, lunedì 6 aprile, nella cittadina in provincia di Caserta dove Sofia viveva con la famiglia e il papà Fabio, un commercialista molto noto a livello locale, si sono celebrati i funerali. Alle esequie hanno partecipato anche le compagne di squadra che hanno indossato la maglia con impresso il numero della 15enne e seguito il volo dei palloncini colorati liberati verso il cielo al momento dell’uscita del feretro dalla chiesa dell’Annunziata di Maddaloni.
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