La vicenda giudiziaria sulla morte di Luigia Palmisano, la 77enne annegata il 6 settembre 2023 presso la cosiddetta “Spiaggia Grigia” di Ostia Ponente, è giunta al suo epilogo più doloroso per i familiari. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, il dottor Angelo Giannetti, ha sciolto la riserva che pendeva dall’udienza del giugno 2025, disponendo l’archiviazione definitiva del procedimento. Nonostante le battaglie della figlia Luana Borgognoni e le prove autoptiche che confermavano il decesso per annegamento, la giustizia ha stabilito che non vi sono responsabilità penali ascrivibili agli amministratori o ai funzionari pubblici, per la mancata attivazione del servizio di salvataggio in quel tratto di spiaggia libera a Ostia.
Il dolore della figlia di Luigia Palmisano dopo tre anni di attesa: “Mia madre è morta per un’omissione, ma la legge si accontenta della segnaletica”
Tutto ebbe inizio in un pomeriggio di fine estate, quando Luigia Palmisano decise di recarsi in spiaggia per una passeggiata in acqua, consigliatale dai medici per i suoi problemi di salute. Fu trovata priva di vita intorno alle 16:00, trascinata a riva da alcuni bagnanti, in un tratto di spiaggia libera che all’epoca era completamente privo di assistenza bagnini.
Inizialmente il caso fu sbrigativamente catalogato come morte naturale, ma la tenacia della figlia impose la riapertura delle indagini e l’esecuzione dell’autopsia. Il responso del medico legale fu inequivocabile: Luigia era morta per “insufficienza cardio-respiratoria da sindrome anossica-asfittica… ricondotta ad un annegamento”. Da quel momento, il fulcro della vicenda divenne la sicurezza: perché su una spiaggia urbana così frequentata non c’erano i bagnini?
Lo stallo procedurale e l’attesa delusa
Dopo una prima fase di indagini serrate, il procedimento ha subito un brusco rallentamento. La Procura di Roma, il 10 marzo 2025, ha avanzato richiesta di archiviazione sostenendo che non vi fossero i presupposti per configurare una colpa grave in capo al X Municipio e al sindaco di Roma Roberto Gualtieri che risponde della sicurezza e incolumità dei cittadini.
La famiglia si è opposta con forza, chiedendo nuove indagini per verificare perché, nonostante i bandi di gara fossero stati aggiudicati, il servizio di salvamento – tra uomini e dotazioni di sicurezza -, non fosse attivo il giorno della tragedia.
L’udienza decisiva si è tenuta il 9 giugno 2025, ma da quel giorno è calato il silenzio. Il GIP si è riservato la decisione per ben dieci mesi, un tempo infinito per chi aspetta giustizia, sciogliendo la riserva solo il 30 marzo 2026 e depositando l’atto ieri il 1° aprile. Nel giorno in cui ci si aspetta in ogni contesto il classico “Pesce d’Aprile”, questa è stata l’unica ordinanza, drammaticamente vera, che non volevamo leggere.
Il nodo dell’ordinanza: bastano i cartelli
Ciò che più ferisce i familiari nel testo dell’ordinanza è il passaggio in cui il Giudice equipara la presenza dei cartelli di avviso al servizio di salvataggio attivo. Secondo il GIP, le ordinanze della Capitaneria di Porto stabilivano che, in alternativa alla postazione di soccorso, l’amministrazione poteva limitarsi a “installare e manutenere i cartelli di avviso all’utenza a proposito della ‘balneazione non sicura’”.
Il giudice scrive testualmente: “l’ufficio è dell’avviso che tale conclusione sia inevitabile ed assorba del tutto, per sua natura, ogni altra eventuale questione”. In pratica, sarebbe sufficiente un’ordinanza ella capitamenti di porto per derogare quegli obblighi di incolumità e di sicurezza previsti dalla legge ordinaria (art. 54 TUEL)
Dell’esito dell’ordinanza non sono apparsi sorpresi i legali della famiglia, gli avvocati Domenico Stamato e Vittorio Mazzocca Gamba, anche in ragione delle tempistiche seguite per arrivare all’archiviazione.
Il dolore dei familiari e il peso dell’archiviazione
Per la figlia Luana Borgognoni, questa decisione rappresenta una seconda, definitiva perdita. Il dolore è acuito dalla constatazione che la vita di sua madre è stata pesata sulla bilancia dei regolamenti amministrativi e trovata “non meritevole” di una tutela attiva.
Non convince la tesi secondo cui il mare calmo del 6 settembre 2023 avrebbe dovuto rassicurare le autorità, poiché l’annegamento può colpire chiunque, specialmente persone anziane, anche in condizioni di calma apparente in una zona pericolosa per buche e correnti.
Il GIP ha però ribadito che, essendoci i cartelli, la donna si sarebbe “volontariamente immersa nel mare” accettando il rischio. L’ordinanza conclude respingendo l’opposizione perché ulteriori indagini “non potrebbero portare in alcun modo all’individuazione di un’alternativa nonché sicura, oltre ogni ragionevole dubbio condotta omissiva”.
Per Luigia Palmisano, dunque, non ci sarà alcun processo e nessun responsabile dovrà rispondere di quel vuoto nella postazione dei bagnini. La figlia della vittima, non avendo più fiducia nella giustizia italiana, valuterà di proporre ricorso alla (CEDU) Corte Europea dei diritti dell’uomo.


















