La fuga degli ultimi due responsabili della brutale violenza consumata alla Stazione Termini, è terminata in Germania, segnando un punto di svolta decisivo per l’inchiesta giudiziaria. La Polizia di Stato ha infatti individuato e arrestato ad Amburgo due cittadini tunisini di 26 e 19 anni, colpiti da un mandato di arresto europeo in relazione ai fatti accaduti lo scorso gennaio.
Svolta nell’inchiesta sul tentato omicidio a Termini: un mandato di arresto europeo chiude il cerchio sul brutale pestaggio che ha ridotto in fin di vita il coordinatore ministeriale
L’operazione è il frutto di una complessa attività di coordinamento tra la Squadra Mobile di Roma, lo Sco e il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia. Con questi ultimi fermi, sale a sei il numero complessivo dei giovani indagati per il violentissimo pestaggio che aveva sconvolto la Capitale.
La ricostruzione della tragica serata
I fatti risalgono alla tarda serata del 9 gennaio, quando un funzionario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, divenne il bersaglio di un branco spietato all’incrocio tra via Giolitti e piazza dei Cinquecento. La vittima, un collaboratore della vicecapo di gabinetto del ministro Adolfo Urso e coordinatore del tavolo della moda, stava transitando nei pressi dello scalo ferroviario quando è scattata la brutale aggressione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso l’analisi minuziosa delle telecamere di sorveglianza, l’uomo sarebbe stato colpito per un tragico scambio di persona. Il gruppo criminale intendeva probabilmente punire un altro individuo con cui aveva avuto un precedente diverbio, forse legato a un tentativo di rapina, ma ha finito per scagliarsi con inaudita violenza contro il passante sbagliato.
Conseguenze cliniche e capi d’accusa
La ferocia dell’azione ha prodotto esiti devastanti sulla salute del funzionario ministeriale. Dopo il pestaggio, l’uomo è stato trasportato d’urgenza al Policlinico Umberto I, dove è rimasto ricoverato in terapia intensiva con numerose fratture e traumi profondi.
Data la modalità del pestaggio e la gravità delle lesioni riportate, l’accusa formulata contro i componenti del gruppo è quella di tentato omicidio in concorso. Ogni fase della aggressione era stata però immortalata dagli occhi elettronici della stazione Termini, che hanno permesso agli inquirenti di identificare i primi quattro responsabili già nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’evento, portando ai primi provvedimenti restrittivi eseguiti tra Roma e Perugia.
Lo sviluppo degli arresti nazionali e internazionali
L’inchiesta non si è fermata ai primi fermi, ma ha continuato a scavare per individuare ogni singolo partecipante al raid. Prima del recente blitz in Germania, le manette erano scattate per un diciannovenne tunisino a cui è stata notificata l’ordinanza direttamente nel carcere di Regina Coeli, dove si trovava già per altri motivi.
Un suo connazionale è stato invece rintracciato in Umbria grazie alla stretta collaborazione della Squadra Mobile di Perugia. Nonostante la frammentazione del gruppo dopo l’aggressione, gli investigatori sono riusciti a tessere una rete che ha impedito ai sospettati di sparire nel nulla, monitorando i loro spostamenti anche oltre i confini nazionali fino alla localizzazione dei fuggitivi ad Amburgo.
Verso la chiusura del procedimento
Con la cattura dei due giovani in Germania, l’attività investigativa si avvia verso la fase processuale con un quadro probatorio che appare solido e ampiamente documentato dai filmati. Ora la magistratura dovrà valutare le singole responsabilità all’interno del branco. Il ritorno in Italia dei due indagati arrestati all’estero completerà la compagine degli accusati davanti ai giudici romani.


















