Dopo le tartarughe azzannatrici spuntano quelle dalle guance colorate: è emergenza a Torre Flavia

Torre Flavia sotto la lente d’ingrandimento dei biologi dopo la cattura di diversi esemplari di tartarughe azzannatrici

Dopo le tartarughe azzannatrici spuntano altre specie di rettili pericolose per l’habitat di Torre Flavia. Un’invasione silenziosa ma devastante sta mettendo a rischio uno dei gioielli naturalistici del litorale laziale: l’area protetta che unisce i comuni di Ladispoli e Cerveteri dove è scattata una vera e propria corsa contro il tempo per arginare la proliferazione di specie aliene.

Torre Flavia sotto la lente d’ingrandimento dei biologi dopo la cattura di diversi esemplari di tartarughe azzannatrici

Al centro dell’allarme non ci sono solo le temibili tartarughe azzannatrici (Chelydra serpentina) di cui mercoledì 11 marzo scorso era stata segnalata la presenza lungo uno dei sentieri che corrono all’interno della palude.

In una sola settimana erano stati poi catturati quattro esemplari di una specie considerata particolarmente mordace. Ma non c’è stato neanche il tempo di metterle in sicurezza che ci si è resi conto del fatto che, in realtà, nell’area protetta si trova un’intera schiera di rettili alloctoni che minacciano l’equilibrio dell’habitat locale.

Il problema nasce da una ‘contaminazione sfrenata’ causata da rilasci imprudenti da parte di ex proprietari di animali domestici.

Oltre alle specie più aggressive l’area è ormai popolata dalle tartarughe del genere Trachemys, altrimenti note come testuggini dalle ‘guance gialle’ e dalle ‘guance rosse’.

Questi rettili acquatici nordamericani, sebbene comuni nelle case degli italiani, sono considerati specie altamente invasivi: competono con le specie autoctone per il cibo e il sole, portando al degrado della flora e della fauna locale. L’obiettivo degli esperti è di rimuovere ogni esemplare alieno per lasciare nelle acque dolci esclusivamente le tartarughe europee.

La strategia delle zattere solari

Per portare a termine la missione senza danneggiare gli animali, gli studiosi utilizzeranno le cosiddette basking trap, o zattere solari.

Sfruttando la necessità biologica dei rettili di esporsi al sole per regolare la temperatura corporea, queste piattaforme attireranno le tartarughe su superfici emerse, permettendone la cattura in modo incruento. Il monitoraggio resterà costante per diverse settimane, così da prevenire nuove proliferazioni, specialmente in vista della stagione riproduttiva: una singola femmina di tartaruga azzannatrice può infatti deporre fino a ottanta uova.

L’urgenza dell’intervento è dettata anche dall’imminente stagione estiva. Con l’arrivo dei villeggianti, delle scolaresche e delle visite guidate, la presenza di tartarughe azzannatrici nei sentieri o sulla spiaggia rappresenta un pericolo concreto, soprattutto per i bambini che potrebbero avvicinarsi incautamente.

Interventi di riqualificazione

Parallelamente alla cattura, l’area sarà interessata da importanti lavori di riqualificazione. È prevista la ristrutturazione della storica Torre e la creazione di un varco nella duna davanti alle palme. Per contrastare l’erosione costiera, verrà realizzato un argine sabbioso a protezione degli stagni, ricalcando l’intervento di successo dello scorso anno.

La spiaggia di Furbara

Infine, lo sguardo si allunga verso la spiaggia di Furbara, nel comune di Cerveteri dove verranno effettuate misure di protezione a favore delle specie di uccelli che popolano la zona. Qui, per proteggere il raro fratino, si punta a importare un modello che è già stato sperimentato con successo a Torre Flavia attuando una pulizia dell’arenile rigorosamente manuale, capace di rimuovere i rifiuti senza distruggere i nidi di esemplari ormai in via d’estinzione. Una sinergia tra tecnologia e buone pratiche per difendere l’ultimo avamposto di biodiversità del litorale.

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