Dal narcotraffico al carcere duro: dopo Demce e Bennato anche per Molisso scatta il 41-bis

Dopo l'ergastolo in primo grado per l'omicidio di 'Passerotto', scatta il carcere duro per uno dei nomi più temuti della Capitale: difesa pronta al reclamo

Giuseppe Molisso, figura centrale nelle dinamiche di potere della zona sud-est della Capitale, è stato ufficialmente sottoposto al regime di carcere duro previsto dall’articolo 41-bis. Già detenuto presso il penitenziario de L’Aquila, Molisso segue la scia dei provvedimenti che hanno recentemente colpito altri nomi di peso come il narcos albanese Elvis Demce e Leandro Bennato detto “Biondo”. Per gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia, Molisso non è un semplice gregario, ma un vertice decisionale capace di esercitare un ascendente criminale paragonabile a quello dei grandi boss storici della mala romana.

Dopo l’ergastolo in primo grado per l’omicidio di ‘Passerotto’, scatta il carcere duro per uno dei nomi più temuti della Capitale: difesa pronta al reclamo

La parabola giudiziaria di Molisso ha toccato il suo punto più critico con la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Selavdi Shehaj, conosciuto negli ambienti come “Passerotto”. L’esecuzione, avvenuta sulla spiaggia di Torvaianica il 20 settembre 2020 sotto gli occhi dei bagnanti, rappresentò una prova di forza senza precedenti.

Per quel delitto è stato condannato al massimo della pena anche Raul Esteban Calderon, il killer argentino considerato braccio armato dell’organizzazione e attualmente sotto processo anche per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”. Proprio questo legame operativo con Calderon e la spietatezza dimostrata nella gestione dei regolamenti di conti hanno accelerato la decisione del Ministero della Giustizia di applicare il carcere duro, per recidere ogni possibile contatto tra il boss e i suoi affiliati all’esterno.

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L’operazione “Cacher” e il piano per la Maxi-Cupola

Il nome di Molisso emerge prepotentemente nell’inchiesta “Cacher”, l’operazione dei Carabinieri che un anno fa ha smantellato un’organizzazione ambiziosa e pericolosa. Il progetto era chiaro: unificare le diverse centrali di spaccio di Roma sotto un’unica regia, superando le frammentazioni territoriali per creare una sorta di “holding del narcotraffico”.

Le intercettazioni raccolte durante le indagini restituiscono un’immagine inquietante del prestigio di Molisso: “Questi ragazzetti crescono tutti con il nome di Peppe Molisso e Bennato… Molisso a Cinecittà è diventato il Michele Senese di dieci anni fa”. Un paragone riferito ad un potere consolidato che dal quartiere Cinecittà irradiava ordini su gran parte del quadrante sud.

Dalle rivolte di Rebibbia all’omicidio Diabolik

Il curriculum criminale di questo gruppo non si ferma al narcotraffico. Molisso e Bennato compaiono indirettamente anche nelle carte relative alle rivolte nel carcere di Rebibbia del marzo 2020, quando le restrizioni anti-Covid furono usate come pretesto per scatenare il caos all’interno delle sezioni detentive.

Ma è il collegamento con l’omicidio di Fabrizio Piscitelli a rappresentare il capitolo più oscuro. Nelle motivazioni della condanna all’ergastolo di Calderon per il delitto del Parco degli Acquedotti, i nomi dei due compaiono ripetutamente, delineando una rete di complicità e interessi comuni che avrebbe portato alla caduta del capo degli Irriducibili.

L’applicazione del 41-bis per Molisso rappresenta quindi il tentativo dello Stato di porre fine a un’era di violenza e impunità, anche se la difesa ha già annunciato la possibilità di presentare reclamo contro la restrizione, sostenendo l’eventuale carenza di presupposti per un regime così afflittivo.