Infermiera e madre aguzzina narcotizza e abusa del figlio, la procura di Roma chiede 16 anni

La procura di Roma esclude tutte le attenuanti per l'infermiera senza scrupoli: gli abusi sul figlio condivisi con l'amante e la moglie di lui

Piazzale Clodio

La Procura di Roma ha chiesto la condanna a 16 anni di carcere per un’infermiera dell’ospedale Goretti di Latina accusata di violenza sessuale su minore, produzione e diffusione di materiale pedopornografico. Le violenze sul suo unico figlio, narcotizzato a sua insaputa.

La procura di Roma esclude tutte le attenuanti per l’infermiera senza scrupoli: gli abusi sul figlio condivisi con l’amante e la moglie di lui

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Maria Perna, ha svelato un caso di abuso estremo da parte di una madre nei confronti del proprio figlio adolescente.

La donna avrebbe narcotizzato il ragazzo per abusarne e poi inviato i video degli abusi al suo amante e alla moglie di lui.

Il caso è emerso grazie a una segnalazione dei colleghi della donna, che avevano notato un cambiamento preoccupante nel suo comportamento: distrazione, lividi sul corpo e un frequente utilizzo del telefono.

Preoccupati che potesse essere vittima di violenze da parte di un nuovo compagno, si sono rivolti alla polizia. Inizialmente, l’indagine della Procura di Latina era focalizzata su maltrattamenti, ma l’apertura dei telefoni della donna e del suo compagno ha rivelato qualcosa di ben più grave.

L’uomo ora rischia 16 anni come l’amante infermiera, mentre sua moglie sarà processata a partire dal 16 aprile davanti al Tribunale di Latina.

Una storia di perversione estrema

Una storia di perversione estrema quella svelata dalla procura di Roma. La madre avrebbe approfittato dello stato di incoscienza del figlio per sottoporlo agli abusi e filmati impensabili. A un certo punto – come rivelato dalle indagini – si sarebbe anche preoccupata che il figlio potesse svegliarsi e quindi avrebbe rivelato all’amante che forse sarebbe stato più opportuno rincarare la dose di sedativi, mettendone a rischio la salute se non la vita.

La madre aguzzina e la coppia diabolica erano stati arrestati a giugno e messi in carcere, dove sono tuttora detenuti.

Nessuni sconto da parte della procura

Il pubblico ministero, durante la sua requisitoria, ha sottolineato la gravità dei fatti e l’inquietante profilo psicologico degli imputati. Per questo non ha ritenuto di riconoscere loro le attenuanti generiche, nonostante fossero incensurati. Ha chiesto quindi sia per l’infermiera che per il suo amante il massimo della pena e contestato tutte le aggravanti del caso.