Depistaggi sulla morte di Stefano Cucchi, l’ora della verità. La sorella: “La mia famiglia distrutta da processi infiniti”

Il cosiddetto "Cucchi Ter" arriva all'ultimo grado di giudizio: attesa la sentenza sui presunti responsabili dei verbali alterati sullo stato di salute di Stefano Cucchi

Il lungo e tormentato iter giudiziario legato alla morte di Stefano Cucchi raggiunge oggi uno dei suoi snodi conclusivi presso la Quinta sezione della Corte di Cassazione. Al centro del dibattimento, il cosiddetto processo “Cucchi Ter”, quello dedicato ai depistaggi che per anni hanno nebbiosamente avvolto le cause del decesso del geometra romano, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo tra le mura del reparto detenuti dell’ospedale Pertini.

Il cosiddetto “Cucchi Ter” arriva all’ultimo grado di giudizio: attesa la sentenza sui presunti responsabili dei verbali alterati sullo stato di salute di Stefano Cucchi

Ilaria Cucchi, colonna portante di questa battaglia legale, ha affidato all’Adnkronos uno sfogo durissimo poche ore prima dell’udienza. Secondo la senatrice, tutti i soggetti coinvolti nella catena di comando e nelle falsificazioni sono moralmente e materialmente responsabili di aver trascinato la famiglia in anni di inutili dibattimenti, costruiti su fondamenta di menzogne istituzionali.

Le condanne e le prescrizioni

Il ricorso ai supremi giudici arriva dopo una sentenza della Corte d’Appello di Roma che, nel giugno scorso, aveva delineato un quadro di colpevolezza variegato ma netto. I giudici di secondo grado avevano confermato la condanna a un anno e tre mesi per Lorenzo Sabatino e a due anni e mezzo per il carabiniere Luca De Cianni.

Per il generale Alessandro Casarsa, insieme a Francesco Cavallo e Luciano Soligo, è invece intervenuta la prescrizione, estinguendo il reato ma non cancellando, nella narrazione della parte civile, il peso delle loro azioni. Questi ufficiali restano, agli occhi della sorella della vittima, tra i principali responsabili di una strategia volta a coprire le violenze subite da Stefano nelle ore successive al suo arresto.

Le alterazioni dei documenti

Il fulcro dell’inchiesta riguarda la manipolazione dei verbali e delle annotazioni sullo stato di salute di Stefano Cucchi. In appello, la pena era stata ridotta a 10 mesi per Francesco Di Sano, mentre erano stati assolti Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata.

La tesi accusatoria sostiene che le note sullo stato di salute del giovane furono modificate per nascondere l’evidenza del pestaggio, orientando le indagini verso altre cause. Per Ilaria Cucchi, questo gioco di prestigio burocratico ha avuto un costo umano incalcolabile: gli imputati sono ritenuti responsabili della morte dei suoi genitori, logorati da una ricerca della verità durata tre lustri e ostacolata proprio da chi avrebbe dovuto garantire il rispetto della legge.

L’attesa del verdetto finale

Oggi i giudici della Cassazione sono chiamati a valutare i ricorsi presentati da sei carabinieri, decidendo se confermare l’impianto accusatorio o annullare le sentenze precedenti. La decisione degli “ermellini” metterà un punto fermo sulla legittimità delle condanne e sulla validità delle motivazioni che hanno portato a ritenere i militari responsabili di un inquinamento probatorio.

Sebbene la prescrizione abbia già parzialmente sfoltito il numero dei condannabili, il valore simbolico e giuridico della sentenza odierna resta altissimo. “Ciascuno di loro ha creduto di potersi prendere gioco della giustizia e di tutti noi” – ha ribadito Ilaria Cucchi che attende di mettere la parola fine all’iter giudiziario lungo e doloroso.