Promessa sposa bambina a Ostia, a 13 anni denuncia madre e padre: ora la richiesta di condanna

Il caso della sposa bambina di Ostia che a 13 anni si è ribellata al matrimonio imposto in Bangladesh: per i genitori chiesta condanna per maltrattamenti e tentata induzione alle nozze forzate

Immagine di archivio

Non voleva sposarsi. Voleva studiare. E, a tredici anni e ancora nella scuola media, per difendere il proprio futuro ha denunciato i genitori. È la storia di una giovane bengalese cresciuta a Ostia che, a soli 13 anni, si è opposta a un matrimonio organizzato in Bangladesh con un uomo, un parente, che non aveva mai conosciuto.

Il caso della sposa bambina di Ostia che a 13 anni si è ribellata al matrimonio imposto in Bangladesh: per i genitori chiesta condanna per maltrattamenti e tentata induzione alle nozze forzate

Oggi, maggiorenne, è parte civile nel procedimento che vede imputati madre e padre con l’accusa di maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio per i quali, ieri, a piazzale Clodio, è stata chiesta la condanna a due anni e mezzo di carcere.

Secondo la ricostruzione della Procura, tra marzo 2020 e novembre 2021 la ragazza avrebbe subito violenze fisiche e psicologiche sistematiche.

Episodi che, messi in fila dagli inquirenti, delineano un quadro di vessazioni quotidiane. In un’occasione la madre l’avrebbe colpita con schiaffi, pugni, calci e una scopa, provocandole sanguinamento alla bocca. In un altro episodio, dopo il rifiuto di indossare il burqua acquistato per lei, sarebbe stata schiaffeggiata, fatta cadere a terra riportando un trauma alla testa.

Non solo violenze fisiche. La giovane sarebbe stata costretta a rispettare rigide regole imposte dalla famiglia: niente uscite con le amiche, controllo costante del cellulare e obbligo di occuparsi della casa, cucinare, pulire e accudire la sorellina.

La richiesta di condanna

Sul banco degli imputati, i genitori rischiano una condanna a due anni e mezzo di reclusione ciascuno, come richiesto dal pubblico ministero. Il presunto matrimonio in Bangladesh sarebbe stato fermato solo grazie al rifiuto determinato dell’adolescente.

Decisivo il ruolo della scuola, un istituto comprensivo di Ostia

La ragazza ha trovato il coraggio di raccontare tutto in un tema in classe, trasformando un compito di italiano in una richiesta d’aiuto. La docente ha colto quei segnali, informando la dirigente scolastica e attivando le autorità competenti.

Tutte le culture meritano rispetto, ma i diritti dell’infanzia sono la priorità  nel nostro ordinamento e non solo – ha sottolineato in aula l’avvocata Licia D’Amico, legale di parte civile dell’associazione Insieme per MariannaQuello della mancata sposa bambina è un caso che ci sta particolarmente a cuore”. “Qui una docente ha creduto in una sua alunna, l’ha sostenuta e accompagnata comprendendone il dramma. L’istituto scuola ha funzionato. Il resto è stato fatto dai servizio sociali e dalla giustizia”, ha aggiunto l’avvocata.

Dopo la segnalazione, è scattata la rete di protezione. Ieri i genitori davanti alla corte si sono scusati assistiti da un interprete: “Vogliamo bene a nostra figlia, chiediamo scusa”. La sentenza è attesa nei prossimi giorni.