Non sono bastate norme più restrittive degli altri chioschi di Capocotta. E neanche i ritardi con i quali l’amministrazione capitolina si è mossa. Adesso pure la Polizia locale si è attivata contro l’Oasi naturista dove è stata posta sotto sequestro la piattaforma in legno destinata a ospitare il chiosco autorizzato dal Comune di Roma.
La polizia locale sequestra la piattaforma in legno dei chioschi autorizzati dal Campidoglio e non ancora costruiti. La preoccupazione dei naturisti
E’ una vita travagliata quella della spiaggia per i nudisti di Capocotta e per le attrezzature al servizio degli appassionati della tintarella integrale. Voluta dal sindaco Francesco Rutelli e sancita nel 1999 attraverso una delibera del Consiglio Comunale, prima spiaggia per naturisti riconosciuta in Italia da un’istituzione pubblica, ha vissuto momenti tormentati nell’inquadramento urbanistico-edilizio da parte dello stesso Campidoglio. Tanto che nell’estate 2025 da Roma è venuto l’ordine di demolizione della struttura.
A giugno 2025 l’assessorato all’Ambiente, al termine del bando pubblico per l’assegnazione dell’area con relativi servizi igienici e di ristoro, ha affidato alla Oasi Naturista s.r.l. il compito di ricostruire e gestire il chiosco dietro pagamento di un canone annuo di 35mila euro per una durata massima di due anni rinnovabile di altri due. Diversamente dagli altri chioschi già allestiti e appaltati sulla costa di Capocotta, il canone e la durata della concessione sono maggiori, la superficie utile per ospitare le attività inferiore: per gli altri chioschi il canone annuo, infatti, è di 32mila euro, la durata è di 6 anni rinnovabile di altri 6 e la superficie utile per le attività è di 80,2 mq coperti più 30 di patio. Per l’Oasi naturista i chioschi non devono superare una superficie totale (inclusi bagni e magazzino) di 62 mq su 222 totali di pedana.
C’è poi un obbligo che non riguarda gli altri gestori dei chioschi di Capocotta: quelli dell’Oasi Naturista sono autorizzati a aprire la struttura limitatamente a 180 giorni l’anno e devono smontarla alla fine della stagione balneare.
Con grande difficoltà a ottenere tutti i permessi, solo a gennaio scorso gli operai hanno iniziato a montare la pedana del patio. E mercoledì scorso è successo l’imponderabile: la Polizia locale ha posto sotto sequestro la pedana nonostante il rispetto delle prescrizioni in fatto di superficie e di altezza. La ragione del sequestro è nella mancanza di alcune autorizzazioni come la Paesaggistica e (al momento del sequestro) il parere favorevole dell’Ufficio Dogane (arrivato venerdì 20 febbraio).
Detto che l’attività di alcuni degli altri quattro chioschi presenti a Capocotta sarebbe iniziata nelle more del rilascio di alcuni pareri senza che scattassero provvedimenti restrittivi, sono evidenti penalizzazioni e atteggiamenti di maggior rigore a carico della spiaggia dei naturisti. Quasi che ci siano dei preconcetti verso la pratica del nudismo.

La reazione dell’associazione dei naturisti
“La situazione nella quale ci troviamo oggi, vicinissimi alla stagione balneare – commenta Lorenza Spadini, presidente ANOCA (Associazione Oasi Naturista Capocotta) – è, a dir poco, desolante, nonostante sia stato regolarmente aggiudicato il bando di gara con Determinazione Dirigenziale prot. N. QL/49158/2025 del 03/06/2025, rimasto a tutt’oggi disatteso da parte delle autorità competenti. Non solo non esiste più il nostro punto di ristoro ma, con questo, non sono più presenti i servizi primari: dai bagni, al servizio di salvamento, alle strutture utili per abolire le barriere architettoniche. Non solo, a novembre 2025 abbiamo chiesto alle autorità competenti il rilascio dell’autorizzazione alla destagionalizzazione delle attività turistico ricreative ma al momento non abbiamo ricevuto il relativo provvedimento”.
“L’impossibilità di godere di uno spazio controllato, sorvegliato eppure libero – prosegue Spadini – coinvolge anche le persone con disabilità e le identità e orientamenti LGBTQIA+. Vorremmo peraltro denunciare lo stato dell’arenile interessato che, oltre al processo di erosione a seguito delle forti mareggiate e il vento di questi ultimi giorni, si è non solo notevolmente ridotto rendendolo impraticabile, ma è diventato una discarica a cielo aperto di ciò che il mare restituisce“.
“Viene da sé, quindi, l’ultima considerazione – conclude Spadini – un luogo protetto, il cui ecosistema è prezioso, che fine può fare senza che ci sia in pianta stabile un chiosco con i relativi servizi di cui i gestori si fanno carico?”.


















