Centraline elettriche obsolete all’Axa con danni per migliaia di euro per centinaia di famiglie che Areti si rifiuta di risarcire.
Centraline elettriche obsolete all’Axa, si contano danni per decine di migliaia di euro che il gestore dell’infrastruttura si rifiuta di compensare
Lo storico quartiere residenziale di Roma, situato alle porte del litorale romano, è diventato teatro di una battaglia legale che approderà di fronte al giudice ordinario stante il rifiuto, da parte del gestore elettrico, di compensare attraverso i meccanismi stragiudiziali di composizione delle controversie chi ha visto andare in fumo dispositivi domestici di tutti i tipi.
Il primo episodio, risale al novembre 2023, quando una scarica provocata dal sovraccarico di tensione sui cavi di servizio che alimentano le villette situate in via Focilide e via Ermesianatte mandava in back-out tutta la zona, bruciando dispositivi elettronici costosissimi. Computer, caldaie a condensazione, pompe di calore, pannelli fotovoltaici ed elettrodomestici di ogni tipo.
I primi danni risalgono a due anni fa
Areti provvedeva all’invio di generatori di emergenza incapaci di fornire tutto il fabbisogno richiesto, ma avviava gli interventi di riparazione delle centraline esterne responsabili del cortocircuito.
Iniziava così il farraginoso iter di risarcimento dei danni causati dallo sbalzo di tensione. In quella circostanza intervenne la copertura delle assicurazioni Generali che provvedevano alla compensazione delle conseguenze subite attraverso il proprio liquidatore.
Nel 2025 altri due gravi episodi
Chi pensava di essere al sicuro dopo le prime riparazioni della rete elettrica ha dovuto ricredersi quando il 7 febbraio e all’inizio del mese di aprile dello scorso anno un’altra potente scarica ha messo di nuovo in ginocchio le abitazioni quadrifamiliari già colpite in precedenza.
Di fronte al nuovo episodio e a un conto complessivo di circa 20mila euro di indennizzi assicurazioni Generali voltava completamente le spalle e comunicava all’avvocato Domenico Stamato che assiste le famiglie danneggiate “l’impossibilità di procedere a nuovi risarcimenti a causa della non occasionalità dell’evento per via di impianti ritenuti obsoleti“.
In pratica l’impresa assicuratrice puntava il dito contro e infrastrutture di Areti i cui “cavi elettrici e relative cabine erano risultate non conformi”.
I guasti, a giudizio di Generali, avevano perso il carattere dell’accidentalità per diventare una conseguenza prevedibile stanti le carenze di manutenzione da parte del gestore sugli impianti.
Pericolosi principi di incendio
Una delle famiglie danneggiate, residente in via Ermesianatte, è diventata una sorta di simbolo di questa inenarrabile vicenda essendo stata protagonista di tutti e tre gli episodi ricordati, sino all’ultimo che aveva ha causato addirittura un principio di incendio a una centralina elettronica.
Le parti lese hanno così intentato attraverso il proprio legale tutte le procedure di mediazione per la risoluzione extragiudiziale della controversia rivolgendosi allo sportello di conciliazione previsto presso l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA).
I tentativi di conciliazione
“Incontri durati sei mesi per trovare una soluzione, con ammissioni di responsabilità da parte di Areti -sottolinea Stamato- e la dichiarata impossibilità di procedere ai risarcimenti, ma con la promessa di effettuare il pagamento appena si fosse trovata una nuova assicurazione pronta a farsi carico anche dei danni pregressi“.
L’ultimo tentativo da parte delle famiglie coinvolte è stato il ricorso alla proposta di negoziazione assistita, vale a dire uno strumento previsto dal decreto legge n. 132/2014 proprio per evitare di ricorrere al contenzioso che sovraccarica le aule di tribunale, tra l’altro con tempi biblici per arrivare a sentenza.
Ma anche questa volta, allo scadere del termine entro cui pronunciarsi, è arrivata la risposta lapidaria di Areti: “La Società scrivente non intende aderire all’invito sopra richiamato“.
L’inevitabile ricorso alla giustizia ordinaria
Con il fallimento di tutti i tentativi di mediazione, l’ultima strada percorribile è quella di una citazione ordinaria del gestore elettrico di fronte al Tribunale Civile di Roma con le lunghe tempistiche che ne conseguono.
Ma Stamato non nutre dubbi sull’esito del ricorso e rimarca che “la giurisprudenza consolidata riconosce che l’attività di distribuzione di energia elettrica costituisce attività pericolosa ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile, con inversione dell’onere della prova a carico del distributore”.
“Nel caso dell’Axa, la ricorrenza dei guasti e la loro attribuzione a impianti obsoleti potrebbero rendere particolarmente difficile per Areti -puntualizza l’avvocato- di fornire la prova liberatoria richiesta dalla legge”.
“A questo punto -incalza il legale- ci si chiede anche a cosa servano le Autorità garanti se non esercitano i poteri anche di tipo sanzionatorio in loro possesso verso condotte ostruzionistiche che pongono a carico dei consumatori il carico dei disservizi“.
Nel frattempo, Areti ha avviato lavori di adeguamento degli impianti che hanno lasciato tracce evidenti nel quartiere. Il tutto nel contesto di una situazione paradossale dovuta alla vetustà della rete di alimentazione elettrica esterna che dovrebbe essere adeguata ai consumi crescenti e ai sovraccarichi di rete dovuti alla moltiplicazione di moderni dispositivi domestici.
Una battaglia da class action che coinvolge decine di famiglie
La situazione che si è creata nelle due strade direttamente interessate non è isolata all’Axa e vale, conclude Stamato, anche per tantissime altre famiglie “un caso che sta assumendo i contorni di una class action di fatto con danni documentati, e responsabilità ammesse dal distributore, ma senza alcun risarcimento in vista”.
Se sei interessato ad approfondire gli argomenti trattati in questo articolo clicca sulle parole chiave colorate in arancione e accedi alla banca dati di canaledieci.it.


















