Non è la primavera ad anticipare i tempi nei quartieri della Capitale, ma una più sinistra e metodica consuetudine criminale: quella di utilizzare la terra e la vegetazione urbana come un magazzino a cielo aperto. I giardini pubblici e le aiuole condominiali di Roma, invece di accogliere i primi germogli, sono diventati il nascondiglio preferito per chi spaccia morte. Sono stati i carabinieri del Comando Provinciale, a sfoltire nelle ultime ore questa “vegetazione” illegale con una serie di arresti.
Maxi blitz porta a 19 gli arresti tra chi tentava di nascondere dosi di droga tra gli arbusti e la vegetazione urbana
Nel sistema di micro-spaccio che soffoca le zone più sensibili della città , tra gli obiettivi combattere e anticipare c’è infatti anche l’ingegnosità dei pusher, capaci di trasformare un anonimo arbusto in un bancone di vendita.
Il “vivaio” della droga al Quarticciolo
Il cuore dell’operazione ha battuto forte nel quartiere Quarticciolo, dove la simbiosi tra spaccio e territorio sembrava aver trovato un equilibrio quasi botanico. I Carabinieri della Stazione Roma Tor Tre Teste hanno sorpreso un giovane di 20 anni, di origini albanesi, proprio mentre era intento a “curare” il suo nascondiglio: stava occultando diverse dosi di cocaina esattamente ai piedi di un arbusto, convinto che il verde potesse proteggere il suo business.
Poco distante, la scena si è ripetuta con modalità diverse ma medesima finalità . Un tunisino di 26 anni e un 19enne sono stati intercettati mentre cercavano di “potare” il carico di cui erano in possesso: decine di dosi di cocaina e crack, la cosiddetta droga dello stupro, occultandole nelle aiuole.
La creatività criminale non si è fermata qui: altri tre uomini sono stati visti mentre trasformavano l’arredo urbano in una cassaforte della droga, stipando oltre 370 dosi tra i vani dei contatori del gas e sotto le auto in sosta in prossimità dei giardini.
La geografia dello spaccio
Spostandosi verso i lotti condominiali tra via Ostuni e viale Palmiro Togliatti poi, quattro giovanissimi pusher romani, avevano eletto la fitta vegetazione delle aree comuni a deposito per la loro attività . Le ispezioni dei Carabinieri della Compagnia Roma Casilina hanno portato alla luce un vero e proprio raccolto illecito: 66 dosi di crack e 44 di cocaina, pronte per essere immesse sul mercato della strada.
A ridosso della Stazione Termini, in via Manin, la violenza ha preso il posto del nascondiglio. Un cittadino egiziano di 28 anni, sorpreso a vendere crack, ha opposto una resistenza furiosa, ferendo un militare nel tentativo di sottrarsi alle manette. È la dimostrazione di come lo spaccio di strada sia un fenomeno non solo radicato, ma estremamente aggressivo. Anche a Tor Bella Monaca, il presidio territoriale ha permesso di bloccare un diciottenne con 80 grammi di hashish, a conferma di come le giovani leve della criminalità siano le più attive nel presidiare i marciapiedi dei quartieri popolari.
Il bilancio del raccolto della droga
L’operazione ha toccato anche zone meno periferiche, come viale Libia, dove in un’abitazione sono stati rinvenuti quasi 800 grammi tra cocaina e hashish, pronti per essere frazionati in centinaia di dosi. Il bilancio finale racconta di un territorio sotto assedio ma presidiato: 19 arresti convalidati, migliaia di euro sequestrati e, soprattutto, la rimozione di un quantitativo enorme di stupefacenti con l’obiettivo di restituire i parchi e le piazze ai cittadini, liberandoli dall’ombra dei pusher.


















