Nasce sul Litorale romano l’inno degli esuli: ad Acilia l’interpretazione di Daniele Adriani nel Giorno del Ricordo (VIDEO)

Dal Litorale romano al cuore dell'Istria, l'inno presentato al "Villaggio" di San Giorgio per dare voce al dolore degli esuli e continuare a rompere decenni di silenzio  

Esiste un dolore che non trova parole, un vuoto che solo la musica può sperare di colmare. Quel vuoto appartiene a chi, tra il 1945 e gli anni successivi, ha dovuto chiudere la porta di casa, imbarcare i propri averi e persino i resti dei propri defunti per fuggire verso un’Italia che non sempre sapeva come accoglierli. Ieri, nel cuore pulsante di Piazza Segantini ad Acilia, quel dolore si è trasformato in una solenne promessa di memoria con l’inno “O terra che ci chiami”, dedicato a tutti gli esuli del mondo, una composizione nata dalla sensibilità artistica di Romano Tino, Presidente dell’Associazione Ostia In Musica, e di Romano Carboni.

Dal Litorale romano al cuore dell’Istria, l’inno presentato al “Villaggio” di San Giorgio per dare voce al dolore degli esuli e continuare a rompere decenni di silenzio

Le note, intonate per la prima volta durante la 13à edizione della Giornata del Ricordo, hanno squarciato il silenzio su una pagina di storia italiana troppo a lungo celata, celebrando il legame indissolubile con le terre d’Istria, Fiume e Dalmazia.

La solennità del ricordo nel Villaggio Giuliano

La cerimonia, svoltasi alle 15:30 nel quartiere di San Giorgio, ha trasformato il Villaggio Giuliano nell’epicentro della memoria nazionale. L’evento, organizzato con dedizione dall’Associazione Decimo Solidale A.P.S. sotto la guida del presidente Biagio Caputi.

Dopo una mattinata aperta con la deposizione dei mazzi di fiori, nel pomeriggio c’è stato l’evento dellAss. Decimo Solidale A.P.S., alla presenza delle Forze dell’Ordine, dei volontari della Croce Rossa italiana del X Municipio, e di una folla commossa di cittadini, con la deposizione della corona l’esecuzione del “Silenzio d’ordinanza”, eseguito con maestria dalla tromba del maestro Matteo Lo Turco per rendere omaggio alle vittime delle foibe, seguito da tante testimonianze.

Le voci dell’inno: una sorpresa emozionante

Un altro momento culminante del pomeriggio, è stato l’esecuzione dell’inno dedicato agli esuli realizzato su idea di Biagio Caputi. La piazza è stata avvolta dalla voce straordinaria del baritono professionista di Ostia Antica, Daniele Adriani, accompagnato dal “Coro Polifonico di Ostia Antica”.

Un momento di straordinaria partecipazione emotiva proseguito con l’inno nazionale a cui alla voce del baritono si è unita quella del padre, Domenico Adriani, noto cittadino attivo della comunità locale, a simboleggiare il passaggio del testimone della memoria tra le generazioni.

La melodia di “O terra che ci chiami” non è solo un esercizio artistico, ma un grido di appartenenza che unisce chi ha dovuto ricostruirsi una casa dal nulla, mantenendo però radici profonde in quelle città fantasma come Pola, Zara e Fiume.

Testimonianze dal passato: il melting pot del dopoguerra

Tra i momenti più toccanti, la poesia di Nicola Zitelli, “Io non me scordo” recitata da Domenico Adriani, la testimonianza di Silvio Sau un cittadino esule che ha raccontato la sua esperienza, e quella di Antonia Uderzo, esule da Buie d’Istria, arrivata al Villaggio di Acilia ancora bambina.

Indossando l’uniforme della Croce Rossa, Antonia ha letto una memoria densa di umanità, ricordando come il Villaggio non ospitasse solo profughi giuliano-dalmati, ma anche esuli da Tripoli e Rodi.

In un intreccio di dialetti e tradizioni, “le “siore” e le “sore” scambiavano ricette tra polenta e cuscus, scoprendo che frappe e crostoli erano la stessa cosa”le parole del racconto che ha messo in luce anche le difficoltà dei padri alla ricerca di lavori precari e l’innocente invidia dei bambini verso i bagni delle case comunali, dotati di vasche lunghe e bidet, lussi allora sconosciuti ai profughi.

Il futuro della memoria: podcast e nuove generazioni

L’iniziativa non ha guardato solo al passato, ma ha coinvolto attivamente le scuole del territorio per proiettare il ricordo nel futuro. Sotto la guida della professoressa Maria Grazia Aiello, docente di Storia dell’Istituto Faraday, i ragazzi delle classi quarta e quinta B Informatica e quinta A Informatica hanno realizzato il “Progetto Memoria e Ricordo”.

Gli studenti hanno prodotto una serie di podcast digitali, contenuti audio e video fruibili on-demand, pensati per raccontare ai loro coetanei la tragedia delle foibe attraverso i linguaggi moderni.

Accanto al cippo di marmo e alla targa commemorativa che da dieci anni accoglie rose e preghiere, i giovani di oggi hanno dimostrato che il senso di appartenenza a quelle terre lontane è ancora vivo e pulsante nel Litorale romano.