Il mercato illecito dei pezzi di ricambio aveva trovato nelle campagne alle porte di Roma un terreno apparentemente tranquillo da trasformare in un vero e proprio “mattatoio” per auto rubare tra le vie della Capitale.
Dalle strade di Roma allo smontaggio nelle campagne, l’operazione “Pollicino” di scocche e targhe rubate, finisce in un’area/officina abusiva per smembrare le auto
L’operazione, condotta in queste ore dai Carabinieri della Stazione di San Cesareo, ha portato alla luce il sistema organizzato per far sparire in poche ore veicoli di ogni tipo, alimentando un circuito illegale di componenti meccaniche e carrozzerie destinato a un mercato nero sempre più vorace.
La scoperta di un’auto rubata a Roma apre la pista per il “mattatoio” dei pezzo di ricambio
Tutto è iniziato grazie alla segnalazione di un furto avvenuto nel cuore di Roma, la denuncia di un ventottenne romano che andato a recuperare la propria vettura, non l’aveva più trovata nel parcheggio.
Sul veicolo però era installato un sistema di tracciamento che ne aveva permesso da lì a poco, la localizzazione in via San Pietro a Palestrina. Così, quando i militari della stazione di San Cesareo hanno fatto irruzione nel perimetro segnalato, non solo hanno rinvenuto l’auto del giovane — fortunatamente ancora intatta e restituita al legittimo proprietario — ma si sono trovati davanti a uno scenario inquietante. L’intera area era stata adibita a centro di smistamento e “cannibalizzazione” dei veicoli che li arrivavano numerose, provenienti dai furti che avevano come unico bacino, la Capitale.

Un inventario di furti e scocche abbandonate
Le indagini all’interno del fondo agricolo hanno permesso di ricostruire una scia di illegalità che durava da mesi. Tra la vegetazione e i manufatti abusivi, i Carabinieri hanno catalogato numerose scocche prive di motore, portiere divelte, interni smontati e una serie di targhe abbandonate.
Al momento, attraverso l’analisi dei numeri di telaio e dei codici identificativi, sono stati ufficialmente riconosciuti almeno otto veicoli rubati, tutti sottratti a Roma a partire dalla fine di novembre scorso. Tuttavia, il volume di componenti rinvenuti lascia ipotizzare che il numero di auto passate per questa centrale sia sensibilmente più alto, un dato che gli investigatori stanno cercando di confermare attraverso ulteriori accertamenti tecnici.
Il disastro ambientale e le denunce
Oltre al risvolto penale legato alla ricettazione, l’operazione ha evidenziato un grave pericolo per l’ecosistema locale. Per questo motivo sono intervenuti anche i Carabinieri Forestali, che hanno riscontrato una massiccia contaminazione del suolo. L’area era disseminata di oli esausti, liquidi refrigeranti e altre sostanze chimiche pericolose sversate direttamente sul terreno durante le fasi di smontaggio rapido dei motori.
Due uomini sono stati denunciati a piede libero alle autorità giudiziarie: dovranno rispondere non solo di ricettazione in concorso, ma anche di svariati reati in materia ambientale e di abusivismo edilizio per i manufatti utilizzati come officine occulte.


















