In centinaia in fila a Roma per vedere dal vivo l’affresco con il cherubino che assomiglia a Giorgia Meloni. Ma Roma chiama Londra perché, sull’onda del camore suscitato dalla vicenda capitolina, sembra essere spuntato alla National Gallery di Londra un quadro in cui campeggerebbe l’effigie inconfondibile di Vladimir Putin.
In centinaia alla Basilica di San Lorenzo per il cherubino che assomiglia a Meloni, effetto virale: nella capitale britannica ci sarebbe il ritratto di Putin in un quadro del Rinascimento
Lei la protagonista, Giorgia Meloni, l’aveva buttata sull’ironia: “No, decisamente non somiglio a un angelo“, accompagnata dalla faccina sorridente. Ma effettivamente la somiglianza c’è e da quando con un ritocco nel cuore della metropoli è comparso il volto di una premier in una versione angelicata polemiche e ironia si sono intrecciate creando un caso con pochi precedenti.
Il restauratore Bruno Valentinetti, 83 anni e romano di Roma, non conferma l’“omaggio” alla presidente del Consiglio e si è mostrato sorpreso di tanto clamore, ma le fattezze del dipinto sembrano smentirlo. Così battuta dopo battuta il caso è diventato politico.
Fatto sta che tantissime persone, tra romani curiosi e turisti oggi, domenica 1° febbraio, hanno affollato la Basilica romana, complice il sole che ha scaldato la città dopo tanta pioggia. E Tutti gli avventori ne sono usciti più convinti di prima: il processo di beatificazione in senso pittorico della premier sembra essere già iniziato.
Sta di fatto che dopo il tam tam dei post e dei commenti apparsi sui social, anche al di là delle Alpi sono scattati i primi segnali di un fenomeno in cui i potenti della terra sembrano moltiplicarsi anche su opere non restaurate e risalenti a diverse centinaia di anni fa.
Quel sosia di Putin nascosto nel Rinascimento veneziano
Il parallelismo con la vicenda storico istituzionale made in Italy arriva direttamente dalle sale della National Gallery di Londra, dove un capolavoro del XV secolo è finito al centro di una virale suggestione collettiva.
Il protagonista della vicenda è Gentile Bellini (1429-1507), primogenito di Jacopo e fratello del celebre Giovanni. Nella sua opera “Il cardinale Bessarione e due membri della Scuola della Carità in preghiera con il Reliquiario Bessarione”, i visitatori più attenti hanno notato un dettaglio che avrebbe del prodigioso: uno dei confratelli raffigurati sembra essere il ritratto speculare di Vladimir Putin.
Un ponte tra Bisanzio e il Cremlino
Il dipinto, realizzato nella Venezia della seconda metà del Quattrocento e quindi non confondibile con il recente restauro cui è stato sottoposto l’affresco d’ispirazione ‘meloniana’, nasce con intenti ben più solenni e di certo non contemporanei.

Al centro campeggia il cardinale Bessarione, l’umanista bizantino che fu il vero “ponte” tra la sapienza greca e il Rinascimento italiano, colui che permise la salvezza di innumerevoli manoscritti antichi oggi custoditi nella Biblioteca Marciana.
Accanto a lui, in un atteggiamento di profonda devozione, appaiono due monaci in bianco. Ed è qui che la storia cede il passo all’ironia: i lineamenti di uno dei due, lo sguardo gelido e il profilo austero, richiamano in modo quasi inquietante l’attuale leader del Cremlino.
Il fascino del paradosso
Com’è possibile che un pennello veneziano del 1400 abbia anticipato le fattezze di un uomo nato mezzo millennio dopo? Gli esperti parlano di pareidolia, la naturale tendenza umana a riconoscere volti noti in forme o ritratti del passato. Eppure, il colpo d’occhio resta formidabile.
Mentre il cardinale Bessarione prega davanti ai frammenti della Croce, il suo “vicino di tela” sembra osservare il mondo moderno con la stessa imperturbabilità di chi guida la Russia dal 1999. Un paradosso visivo che regala a Gentile Bellini una nuova, inaspettata popolarità, confermando che l’arte, a volte, ama prendersi gioco del tempo.
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