Il Comune di Roma ha ritirato il bando di gara per il servizio di contact center Chiama Roma 060606 dopo l’incontro con le organizzazioni sindacali avvenuto qualche giorno fa, il 23 gennaio. A darne notizia sono la Cgil e la Slc Cgil di Roma e del Lazio, che parlano di una scelta coerente con l’accordo sottoscritto dall’amministrazione capitolina per garantire lavoro tutelato negli appalti di servizi e forniture.
Chiama Roma 060606, stop al bando: a rischio oltre 100 posti di lavoro senza il contratto Tlc
Secondo i sindacati, il bando presentava criticità rilevanti: non prevedeva infatti l’applicazione del Contratto collettivo nazionale delle Telecomunicazioni, riferimento fondamentale per gli appalti del settore call center. Una mancanza che avrebbe determinato salari più bassi, minori tutele e l’esclusione della clausola sociale, mettendo a rischio oltre 100 posti di lavoro.
Il ritiro del bando rappresenta dunque un primo risultato positivo, ma non sufficiente. Le organizzazioni sindacali chiedono ora l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire la piena continuità occupazionale e l’applicazione integrale degli istituti contrattuali. “Da Roma Capitale – sottolineano – ci aspettiamo un ruolo esemplare nella creazione di occupazione di qualità e nel contrasto al lavoro precario, povero e discontinuo, oltre che al dumping contrattuale”.
La sospensione del bando dopo la diffida dei sindacati
La sospensione del bando è arrivata in seguito a una diffida formale presentata da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uilm. Secondo i sindacati, i capitolati violavano in più punti le clausole previste per contrastare il dumping salariale e aggiravano il principio di territorialità previsto dalla clausola sociale, con il rischio concreto di numerosi esuberi.
“Il risultato ottenuto è un importante passo avanti nella difesa del contratto nazionale delle Telecomunicazioni e nella battaglia per affermarlo come riferimento per tutte le attività di call center”, ha dichiarato Riccardo Saccone, segretario generale di Slc Cgil. “Abbiamo vinto una battaglia, ma il nostro impegno continua per sconfiggere definitivamente il dumping salariale e garantire piene tutele a tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore”.
Cos’è il dumping salariale
Per dumping salariale si intende la pratica con cui, negli appalti, si applicano contratti collettivi meno tutelanti o condizioni economiche peggiorative rispetto a quelli di riferimento del settore, con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro. Questo meccanismo produce salari più bassi, minori diritti per i lavoratori e una concorrenza al ribasso tra le imprese, scaricando i risparmi su occupazione e qualità del servizio.


















