A San Basilio non serve uscire in strada per bagnarsi. Nelle case popolari di via Corinaldo, la pioggia dei giorni scorsi ha riproposto uno scenario di ordinaria follia: l’acqua, invece di defluire regolarmente, scola dai tetti direttamente sui muri direttamente con il risultato è una cascata continua che inzuppa le murature e trasformando gli appartamenti in ambienti insalubri, saturi di muffa e umidità .
Le immagini del degrado diventate virali sui social: muri fradici per gli scoli danneggiati che trasformano i palazzi Ater in colabrodo. Inquilini denunciano abbandono delle istituzioni
Le foto-denuncia, rilanciate in queste ore dalla nota piattaforma Welcome to Favelas, hanno scatenato un’ondata di indignazione che ha superato i confini del quartiere, portando alla luce un sistema di manutenzione che sembra essere del tutto collassato.
L’antefatto: dieci anni di segnalazioni nel vuoto
Quello che sta accadendo non è l’esito di un evento meteorologico eccezionale, ma sarebbe il frutto di un decennio di inerzia. A denunciarlo sul web i residenti di via Corinaldo e via Mechelli, che testimoniano come le richieste di intervento siano state inviate regolarmente agli enti competenti, senza ottenere mai alcun riscontro concreto.
Persino i Vigili del Fuoco, chiamati svariate volte negli ultimi dieci anni per mettere in sicurezza cornicioni e solai, non sono riusciti a smuovere l’immobilismo dell’Ater o del Comune.
“Siamo abbandonati”, gridano gli inquilini, stanchi di sentirsi rispondere che le casse sono vuote o di essere tacciati ingiustamente di morosità collettiva da chi guarda il problema dall’esterno.
Dal polistirolo di Tor Bella Monaca alle case di Fiumicino
Il degrado edilizio non si ferma a San Basilio. Le segnalazioni social dipingono una mappa della disperazione urbana che tocca via Amico Aspertini, dove i muri a dire dei residenti “sembrano essere fatti di polistirolo e cartongesso”, privi di qualunque isolamento termico o strutturale degno di questo nome.
Il malessere si estende ad Acilia, nella periferia sud, e tocca paradossalmente anche complessi edilizi più recenti o considerati di pregio, come Parco Leonardo a Fiumicino, dove i problemi di infiltrazione si ripresentano con la stessa inquietante regolarità . Insomma è un fallimento architettonico e gestionale trasversale, quello messo in evidenza dai residenti da ogni parte della Capitale fino al Litorale romano, che mette a rischio la salute pubblica e la stabilità degli edifici.
Una proposta di riforma radicale per il sistema Ater
Parallelamente alla denuncia dei guasti, si fa strada tra i residenti e l’opinione pubblica una richiesta di revisione totale del sistema delle case popolari. La proposta che emerge dai commenti più critici è netta: via gli abusivi e stop al sistema di successione degli alloggi tra padri e figli, a meno che non vi siano minori o soggetti fragili nel nucleo superstite.
Si chiede una redistribuzione razionale (spostando chi è rimasto solo in case più piccole) e un ricalcolo delle quote basato su Isee aggiornati e veritieri e, al di là della logistica, l’idea di fondo propone un’alternativa semplice per le :
“i vari enti devono garantire la manutenzione straordinaria (tetti, facciate, impianti principali) utilizzando i proventi delle tasse di soggiorno e dei B&B, mentre gli inquilini devono farsi carico della cura ordinaria, come accade in ogni condominio civile. Ma intanto, senza una riforma che premi chi rispetta le regole e punisca chi devasta il patrimonio pubblico, l’acqua continuerà a scorrere dai soffitti di Roma” – conclude la nota social.

















