Omicidio Federica Torzullo, avvocato del marito denuncia: “Odio social contro vittime collaterali della tragedia”

Doppio suicidio di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio dopo il delitto di Federica Torzullo: Claudio Carlomagno, reo confesso, è ora sorvegliato a vista in carcere

Ad Anguillara Sabazia il caso di femminicidio di Federica Torzullo trasformatosi in una tragedia familiare totale, ha annientato tre generazioni in pochi giorni. Dopo l’uccisione di Federica Torzullo, per mano del marito Claudio Carlomagno, la violenza ha generato un tracollo psicologico che ha condotto i genitori dell’uomo all’estremo gesto del suicidio. Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, trovati senza vita nella loro abitazione, sarebbero stati incapaci di sostenere il peso insostenibile della colpa riflessa e di una pressione mediatica che, alimentata dai social network, ha colpito senza sconti anche chi non aveva responsabilità dirette nel crimine iniziale.

Doppio suicidio di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio dopo il delitto di Federica Torzullo: Claudio Carlomagno, reo confesso, è ora sorvegliato a vista in carcere

L’allarme è scattato ieri, quando la sorella di Maria Messenio, non riuscendo a mettersi in contatto con la coppia, ha richiesto l’intervento delle autorità. I carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia, giunti presso l’abitazione in via Tevere 25, si sono trovati di fronte a una scena terribile: i due coniugi si erano tolti la vita impiccandosi.

Nonostante la dinamica del suicidio appaia chiara, la Procura di Civitavecchia ha comunque disposto l’autopsia sui corpi per raccogliere ogni elemento utile alle indagini. Vicino ai corpi è stata rinvenuta una lettera, l’ultimo messaggio indirizzato al loro altro figlio, Davide, nella quale Pasquale e Maria spiegano le ragioni di un gesto che l’avvocato difensore ha descritto come una disperata fuga da una realtà non più sopportabile.

Le vittime collaterali e l’odio sociale

Mentre nella vicenda ancora tante sono le zone d’ombra che solo inizialmente stavano vagliando anche il ruolo dei familiari del colpevole, l’avvocato Andrea Miroli, legale di Claudio Carlomagno, ha sottolineato come i genitori del suo assistito debbano essere considerati vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente oltre il perimetro giuridico del reato.

Il penalista ha denunciato con forza i messaggi d’odio apparsi sui social, dove molti utenti hanno celebrato la morte della donna “colpevole” di aver partorito un “mostro”. Una pressione esterna terribile, che ha contribuito a turbare le coscienze di persone già fragili, portando il legale a invocare una pedagogia collettiva necessaria affinché il dolore non venga strumentalizzato o inasprito da chi osserva dall’esterno.

Le indagini sul delitto e i dubbi degli inquirenti

Parallelamente al dramma dei suicidi, l’inchiesta sull’omicidio di Federica Torzullo prosegue con nuovi elementi. Claudio Carlomagno ha confessato il femminicidio e l’occultamento di cadavere, ma la sua ricostruzione non convince il procuratore Alberto Liguori.

Gli inquirenti ipotizzano infatti due possibili scenari alternativi alla confessione: una premeditazione pianificata con cura o la complicità di una terza persona che potrebbe aver aiutato il 38enne. Il sospetto è che Carlomagno non abbia agito in un momento di impeto, ma che il delitto sia stato organizzato e che il racconto fornito agli inquirenti serva a coprire dettagli ben più gravi o eventuali complici ancora nell’ombra.

L’autopsia e la discrepanza temporale

A complicare il quadro probatorio sono intervenuti i primi esiti dell’esame autoptico sul corpo di Federica Torzullo. Secondo quanto emerso, i residui di cibo trovati nello stomaco della donna suggerirebbero che la morte sia avvenuta molto prima di quanto dichiarato dal marito, potenzialmente già nella serata precedente al presunto momento del delitto.

Questa discrepanza temporale rafforza i dubbi sulla versione fornita dal reo confesso e suggerisce che l’uomo possa aver avuto ore a disposizione per gestire il corpo e ripulire la scena del crimine. Tale elemento è fondamentale per contestare l’aggravante della premeditazione, spostando l’asse dell’accusa verso una dinamica molto più fredda e calcolata di quanto ammesso finora.

Claudio Carlomagno sorvegliato a vista

Attualmente, Claudio Carlomagno si trova ristretto nel carcere di Civitavecchia. Dopo essere stato informato della morte dei genitori, la direzione carceraria ha disposto per lui un regime di sorveglianza a vista per prevenire gesti autolesionistici, data la drammatica sequenza di lutti che ha azzerato la sua rete familiare.

Il pensiero del legale e della comunità di Anguillara va ora anche al figlio della coppia, un bambino rimasto orfano della madre, privato dei nonni e con un padre destinato a una lunga detenzione. Resta il silenzio di una cittadina sconvolta, che osserva come un singolo atto di violenza possa generare onde d’urto capaci di distruggere non solo una vittima, ma un intero sistema di legami umani.