L’inchiesta sul femminicidio di Federica Torzullo entra in una fase decisiva. Questa mattina i genitori della donna, uccisa ad Anguillara dal marito Claudio Carlomagno, sono stati ascoltati nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Bracciano. Un passaggio investigativo fondamentale, volto a verificare e riscontrare alcune delle dichiarazioni rese dall’uomo durante l’interrogatorio di convalida, nel quale ha confessato l’omicidio e l’occultamento del cadavere.
Gli inquirenti cercano il coltello e riscontri temporali sulla confessione di Claudio Carlomagno: dubbi su orari e incongruenze nella ricostruzione dell’omicidio di Federica Torzullo
Nonostante la confessione, gli inquirenti ritengono che la versione fornita da Carlomagno presenti ancora zone d’ombra. Per questo motivo si stanno raccogliendo sommarie informazioni da chi conosceva la coppia e poteva avere contezza dei rapporti familiari e delle abitudini quotidiane. I genitori di Federica sono stati ascoltati proprio per chiarire alcuni passaggi chiave e per verificare eventuali discrepanze emerse nelle ricostruzioni temporali fornite dall’uomo.
La ricerca dell’arma del delitto
Parallelamente proseguono le ricerche del coltello utilizzato per uccidere Federica Torzullo. Claudio Carlomagno ha riferito al giudice per le indagini preliminari di aver gettato l’arma in un corso d’acqua lungo la strada statale Braccianese, all’altezza della località Osteria Nuova.
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Un’indicazione che ha attivato ulteriori sopralluoghi e verifiche da parte dei carabinieri, impegnati nel tentativo di recuperare un elemento ritenuto decisivo per completare il quadro probatorio.
Il nodo del padre
Tra gli aspetti più delicati dell’inchiesta c’è il ruolo del padre di Claudio Carlomagno. Nelle prime fasi delle indagini, il 69enne era stato sospettato di un possibile coinvolgimento nel femminicidio. Dalle verifiche successive è però emerso che l’uomo avrebbe semplicemente ripetuto ai carabinieri quanto raccontatogli dal figlio, finendo inconsapevolmente per rafforzare un alibi rivelatosi falso.
Le immagini delle telecamere e gli orari
Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno fornito elementi cruciali. Il padre di Carlomagno risulta essere arrivato sotto casa della coppia alle 7.17 del mattino del 9 gennaio, mentre secondo la ricostruzione degli inquirenti il femminicidio sarebbe avvenuto attorno alle 6.40.
L’uomo secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbe citofonato due volte senza ottenere risposta, per poi allontanarsi pochi minuti dopo. Alle 7.35, invece, Claudio Carlomagno è uscito dall’abitazione con il corpo della moglie nascosto nel bagagliaio dell’auto.
Le incongruenze sotto la lente degli inquirenti
Proprio la sequenza temporale degli eventi è ora al centro degli accertamenti. Gli investigatori del Nucleo investigativo di Ostia ritengono che vi siano elementi che non coincidono pienamente con quanto dichiarato dall’uomo. Per questo Pasquale Carlomagno verrà nuovamente ascoltato insieme alla moglie, per chiarire definitivamente ogni passaggio e stabilire se vi siano state omissioni o fraintendimenti indotti dalle bugie del figlio.
Le scuse dei genitori dell’uomo
In queste ore, i genitori di Claudio Carlomagno hanno espresso pubblicamente la loro vergogna per quanto accaduto, affidando a un messaggio parole di scuse rivolte alla famiglia della vittima. Un gesto che arriva al termine di una vicenda familiare segnata da rapporti difficili e interrotti da anni.
Un contesto familiare segnato dalla frattura
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i rapporti tra Claudio Carlomagno e i suoi genitori erano praticamente inesistenti da circa quattro anni. Dopo il sequestro dell’appartamento dove viveva con Federica, l’uomo era stato accolto nella casa dei genitori, ma la convivenza non aveva ricucito le fratture. Al contrario, Carlomagno avrebbe mantenuto rapporti quasi esclusivi con la famiglia della moglie, che lo considerava “come un figlio”.
Un’indagine ancora aperta
Mentre la salma di Federica Torzullo resta al centro dell’attenzione giudiziaria, l’inchiesta prosegue per chiarire ogni dettaglio e responsabilità. La confessione non basta: gli investigatori vogliono una ricostruzione completa, coerente e verificata, per restituire alla vittima e alla sua famiglia tutta la verità su una tragedia che ha profondamente scosso Anguillara e l’opinione pubblica.


















