Omicidio Federica Torzullo: autopsia rivela l’atrocità di 23 coltellate e i segni della difesa della vittima

Il nuovo compagno di Federica Torzullo rompe il silenzio: "Dolore immenso, ora giustizia per Federica". Proseguono le ricerche dell'arma nel capannone dell'orrore

Ventitré fendenti per spegnere un sorriso che tutti, a Fiumicino come ad Anguillara, descrivevano come radioso. Federica Torzullo, 41 anni, non è morta solo per un impeto di rabbia, ma sotto il peso di una violenza metodica e atroce. Il suo corpo, martoriato e nascosto in una buca profonda due metri, occultata da rovi e detriti all’interno dell’azienda del marito, racconta l’ultimo, disperato tentativo di restare aggrappata alla vita. Quattro ferite da difesa sulle braccia e sulle mani testimoniano che Federica ha lottato contro il suo assassino prima che il primo colpo letale, sferrato con precisione chirurgica al lato destro del collo, mettesse fine a ogni speranza.

Il nuovo compagno di Federica Torzullo rompe il silenzio: “Dolore immenso, ora giustizia per Federica”. Proseguono le ricerche dell’arma nel capannone dell’orrore

In questo scenario di orrore, emerge la voce composta ma straziata dell’uomo che negli ultimi tempi era diventato il punto di riferimento di Federica. Il nuovo compagno della vittima ha scelto di parlare, pur mantenendo l’anonimato per proteggere i figli e i minori coinvolti in questa tragedia familiare.

“Ci è stata strappata in maniera atroce, il dolore è immenso”, ha dichiarato, sottolineando la volontà di non strumentalizzare la perdita. L’uomo ripone massima fiducia negli inquirenti: “Le deposizioni rilasciate ai carabinieri hanno fornito una fotografia chiara. Sono sicuro che in fase di processo tutte le ombre saranno chiarite; lo dobbiamo a Federica e alle nostre famiglie”.

I dettagli dell’autopsia: la ferocia del killer

L’esame autoptico eseguito presso l’Istituto di medicina legale di Roma ha restituito un quadro agghiacciante. Claudio Carlomagno, marito della vittima e principale indiziato, avrebbe colpito la moglie con 23 coltellate. Il fendente fatale sarebbe stato il primo, inflitto con la mano sinistra.

La Procura di Civitavecchia, che coordina le indagini, contesta il reato di femminicidio. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti ai magistrati, Carlomagno ha scelto la strada del silenzio, rifiutandosi di rispondere alle domande sul movente e, soprattutto, sull’ubicazione dell’arma del delitto, che nonostante i rilievi scientifici nel capannone non è stata ancora rinvenuta.

L’antefatto e la scoperta del corpo

La tragedia si è consumata in un contesto di tensioni latenti. Federica, che dal 2017 lavorava con successo presso il Centro Meccanizzazione Postale di Fiumicino, era una donna determinata. Iniziata la carriera come portalettere, era arrivata a dirigere un reparto di smistamento grazie alla sua professionalità.

Quando quella mattina non si è presentata al lavoro senza preavviso, le colleghe hanno immediatamente intuito che qualcosa non andava. Le ricerche si sono concluse nel modo più drammatico: il ritrovamento del cadavere all’interno della proprietà del marito, celato in una fossa che sembrava preparata per far sparire ogni traccia della quarantunenne.

Terremoto politico: le dimissioni di Maria Messenio

Il caso ha travolto anche l’amministrazione comunale di Anguillara Sabazia. Maria Messenio, madre dell’indagato e poliziotta in pensione, ha rassegnato le dimissioni da assessora alla Sicurezza e alla Legalità. Una scelta sofferta ma inevitabile, giunta dopo giorni di aspre polemiche.

Sebbene molti colleghi la ritenessero estranea ai fatti, l’opinione pubblica non le ha perdonato l’aver ospitato il figlio in casa anche quando i sospetti su di lui si erano fatti schiaccianti. “Un passo di lato necessario per questioni di coscienza”, ha commentato l’opposizione, mentre il clima in città si faceva sempre più teso, portando persino all’annullamento della fiaccolata prevista in memoria di Federica.

Il ricordo di una donna brillante

Mentre la giustizia segue il suo corso, resta il vuoto lasciato da una donna che aveva saputo farsi amare da tutti. Le ex compagne di scuola la ricordano come una ragazza alta e solare; le colleghe di Poste Italiane parlano di lei come di una tutor d’eccellenza, capace di guidare i nuovi arrivati con pazienza e competenza.

“Per lei era un piacere insegnarmi”, ricorda una giovane collega. Quel minuto di silenzio osservato tra i nastri trasportatori di Fiumicino è il simbolo di una comunità che non vuole dimenticare Federica, vittima di una violenza che ha trasformato un’azienda di famiglia in un luogo di morte.