Inchiesta shock della Capitaneria di Porto di Roma: in tavola tonnellate di vongole da acque contaminate

Inchiesta shock della Capitaneria di Porto di Roma, un enorme quantitativo di vongole da acque contaminate è stato venduto sul mercato del pesce

Nove tonnellate di vongole da acque contaminate sono finite nelle ultime settimane dell’anno scorso sulle tavole dei consumatori. E’ quanto è stato accertato dalla Capitaneria di Porto di Roma al termine di una complessa indagine condotta sotto l’egida della procura della Repubblica di Civitavecchia.

Inchiesta shock della Capitaneria di Porto di Roma, un enorme quantitativo di vongole da acque contaminate è stato venduto sul mercato del pesce

L’inchiesta, volta a smantellare un pericoloso sistema di frode alimentare e di commercializzazione illegale di molluschi bivalvi è partita negli ultimi mesi dello scorso anno e si è conclusa con una serie di denunce e di pesanti sanzioni, dopo una meticolosa analisi incentrata sui Documenti di registrazione da cui si ricava la tracciabilità dei prodotti venduti nelle pescherie, presso i grossisti, i centri d’asta e gli stabilimenti di spedizione.

Nel mirino dei militari decine di esercizi commerciali

I militari hanno passato a vaglio oltre trenta esercizi commerciali specializzati nella vendita di vongole appartenenti alla specie dei lupini (Chamelea gallina) e sedici pescherecci operanti nel Compartimento marittimo di Roma.

Gli investigatori hanno accertato che circa 9 tonnellate di questo tipo di prodotti ittici sono stati venduti sul mercato senza averli sottoposti alle procedure di depurazione propedeutiche a un consumo sicuro ed esponendo la salute dei consumatori a gravi rischi.

Dagli accertamenti è, infatti, emerso che gli operatori addetti alla raccolta dei molluschi dichiaravano di aver effettuato la pesca in zone considerate idonee, mentre il prodotto era stato prelevato da acque contaminate.

Le vongole lupino finivano sulle tavole, in molti casi, imbandite per le festività natalizie senza i passaggi previsti dalla legge per abbatterne la carica batterica rendendole commestibili.

Il bilancio finale dell’operazione ha avuto pesanti conseguenze dal punto di vista giudiziario e amministrativo che hanno coinvolto gli armatori e i comandanti di cinque imbarcazioni da pesca e il titolare di un centro di spedizione del pesce.

Le sanzioni e la prevenzione

I presunti responsabili dovranno, infatti, rispondere dei reati previsti in materia dal codice penale e, in primo luogo, di quelli che sanzionano il commercio di sostanze alimentari nocive e il falso ideologico commesso da soggetti privati in atti pubblici, oltre alla frode nell’esercizio del commercio e l’inosservanza ai provvedimenti dell’autorità competente.

Tre pescherecci sono stati multati per un totale di 6mila euro e hanno subito consistenti decurtazioni dei punti sui relativi permessi previste in caso di gravi infrazioni.

Nei confronti di uno degli operatori ittici è scattata la sospensione della licenza di pesca per due mesi avendo superato la soglia massima stabilita dalla legge.

All’azione di tipo repressivo gli uomini della Guardia Costiera hanno affiancato anche misure di carattere preventivo sensibilizzando gli operatori del settore al rispetto delle procedure di depurazione dei molluschi bivalvi e della loro tracciabilità nella filiera alimentare.

L’obbiettivo prioritario è infatti quello di tutelare la salute pubblica preservando i consumatori da frodi suscettibili di causare, nei casi più gravi, patologie tossico infettive.