Quell’orribile bagliore improvviso del fuoco, nel buio di un venerdì sera di febbraio, non sarebbe stato il tragico epilogo della disperazione solitaria di un anziano, ma il palcoscenico di un crimine ancora tutto da decifrare a Trigoria, consumatosi sulla strada del Campus Biomedico e della Fondazione Alberto Sordi.
Non si sarebbe trattato di un gesto estremo: investigatori stringono il cerchio su un sospettato mentre l’anziano morto nel fuoco, resta ancora una vittima senza nome
I fatti, il 23 febbraio 2024, proprio di fronte all’ingresso della struttura ospedaliera di Trigoria, in via Alvaro del Portillo, dove un uomo anziano è deceduto nel fuoco in pochi istanti, sotto gli occhi inorriditi e impotenti dei passanti.
Ma a quello che inizialmente era sembrato l’ultimo atto di un anziano invisibile, oggi la Procura tenta di dare una spiegazione diversa, con i sospetti che hanno richiesto l’apertura di un’indagine per omicidio.
Una morte avvolta nel mistero
Tutto ha inizio alle 19:30 di quel venerdì sera. Le chiamate ai soccorsi descrivono una scena terribile: un corpo avvolto dal fuoco sul marciapiede, e all’arrivo dei sanitari e dei Carabinieri della Compagnia di Pomezia, per l’uomo non c’era più nulla da fare.
La vittima appariva come un uomo d’altri tempi: nessun documento, nessun cellulare, solo un cappello e un bastone, compagni di un’esistenza che sembrava gravitare intorno alle strutture assistenziali della zona.
Il Campus Biomedico e la Fondazione Alberto Sordi, centro d’eccellenza per la cura di anziani fragili e malati di Alzheimer, con la quale non vi sarebbe un legame. La prima ipotesi comunque fu che la vittima potesse essere un paziente allontanatosi in preda alla confusione.
Il miraggio del suicidio e il ritrovamento dell’accendino
Nelle prime ore dopo il ritrovamento, l’ipotesi del suicidio appariva la più lineare. Sotto il cadavere martoriato dal fuoco, i militari avevano rinvenuto un accendino, elemento che sembrava confermare l’auto-accensione dopo essersi cosparsi di liquido infiammabile.
Il medico legale, a un primo esame esterno, non aveva riscontrato ferite ricollegabili ad un’aggressione, così l’idea consolidata restò quella di un gesto volontario. Tuttavia, il silenzio assordante seguito alla tragedia ha iniziato a incrinare questa certezza: nonostante i mesi trascorsi, nessuno ha mai denunciato la scomparsa di quella persona corrispondente all’identikit dell’anziano, che rimane tuttora una vittima senza nome.
La svolta investigativa
La notizia che ribalta il caso arriva da nuovi riscontri raccolti dagli inquirenti e riportati da La Repubblica. L’analisi del contesto e alcune testimonianze chiave avrebbero portato gli investigatori a concludere che l’uomo non si sarebbe dato fuoco da solo.
Alcuni passanti avrebbero riferito di movimenti sospetti nell’area pochi istanti prima che divampasse l’incendio, notando in particolare la presenza di un altro individuo che si allontanava rapidamente.
Questo sospettato, è ora al centro dell’attività investigativa: la sua posizione è al vaglio e l’apertura del fascicolo per omicidio a carico di ignoti è l’atto tecnico necessario per procedere con accertamenti irripetibili e interrogatori mirati.
Le difficoltà di un’indagine nel silenzio
Il lavoro dei Carabinieri è però in salita. La zona di via Alvaro del Portillo, seppur frequentata per la presenza dell’ospedale, soffre di una carenza di telecamere di videosorveglianza in alcuni tratti strategici, rendendo difficile la ricostruzione millimetrica della fuga del presunto assassino.
Inoltre, resta il nodo dell’identità : chi era quell’uomo? L’ipotesi di una rapina violenta finita nel sangue convince poco, dato che la vittima non sembrava possedere beni di valore. L’inchiesta prosegue dunque nel tentativo di dare un nome al “fantasma col bastone” e un volto a chi, in una fredda sera di febbraio, ha trasformato una strada di periferia in un inferno di fuoco.

















