Il Giubileo del Mare con i fondi della Camera di Commercio avrebbe prodotto sino a questo momento solo una brochure di 16 pagine. Un documento realizzato nell’ambito di un progetto che ha beneficiato di fondi erogati dalla Camera di Commercio di Roma e assegnati alla sezione capitolina di Confcommercio.
Il Giubileo del Mare con i fondi della Camera di Commercio avrebbe prodotto un documento ma senza affrontare i problemi urbanistici di Ostia
Il progetto denominato ‘Ostia Jubilee of the Sea’ era stato presentato, nello scorso mese di maggio, come un’occasione per entrare nel merito di una valutazione strategica per il territorio.
Tutti propositi, sostiene il laboratorio di urbanistica LaBur, sarebbe invece rimasto praticamente lettera morta sfociando in una “narrazione” caratterizzata dalla “regia privata” di un ente pubblico economico, senza produrre alcuna “trasformazione” di qualche spessore e mettendosi al riparo di qualsiasi “responsabilità pubblica”.
“Nei fatti”, scrivono in tecnici dell’istituto di ricerca, sarebbe “stata fatta un’operazione di comunicazione, sostenuta da risorse pubbliche, ma senza proporre alcun cambiamento urbanistico concreto”.
Un progetto finanziato con risorse pubbliche
Il progetto, sottolinea LaBur, ha beneficiato di 40mila euro di “risorse pubbliche erogate tramite” un atto “amministrativo” per un progetto “ritenuto di interesse pubblico generale”.
Non si tratterebbe, insomma, di fondi interni appartenenti a un’associazione o provenienti da sponsorizzazioni private.
“E con le risorse pubbliche vale una regola semplice -rileva LaBur- bisogna poter dire cosa è stato fatto, da chi, per chi e con quale beneficio pubblico. L’unica cosa degna di nota”, incalza il laboratorio di urbanistica, sarebbe stato il “Vademecum per un nuovo modo di vivere Ostia” costituito da un totale 16 pagine.
“Quel documento -viene fatto osservare- non è uno strumento urbano anche se spacciato come tale, non è un piano, e non è un atto di governo del territorio”.
In sintesi il risultato di una parte dei fondi erogati sarebbe sfociata in “una brochure promozionale che racconta Ostia come esperienza: mare, cibo, passeggiata, atmosfera”.
“Peccato che nel vademecum -puntualizzano i tecnici del laboratorio- non ci sarebbero: una mappa urbana, una scelta spaziale, un’indicazione operativa, un impegno verificabile, o un soggetto responsabile. La città reale sparisce”.
Ostia non sarebbe stata presa in considerazione nelle sue declinazioni territoriali, vale a dire “con i suoi abitanti, i servizi, i suoi conflitti, le sue fragilità, disuguaglianze e” non sarebbe stata “trattata come una parte di Roma da amministrare, ma solo come ‘uno sfondo da consumare bene”’.
“Il Giubileo, che avrebbe richiesto governo dei flussi, gestione straordinaria, responsabilità pubblica” in quel documento ”viene ridotto a mera cornice narrativa” senza che sia stata scritta una “riga su carichi urbani, servizi, logistica, priorità. Nulla di nulla anche se parliamo di Confcommercio”.
“40mila euro di fondi pubblici -conclude LaBur- non sono una cifra enorme, ma non sono nemmeno irrilevanti. Potevano servire a costruire strumenti permanenti, conoscenza utile, capacità amministrativa, eredità. Sono serviti invece a produrre un racconto. La rigenerazione urbana non è marketing, la città non è una brochure, il Giubileo non era un pretesto narrativo ma qualcosa di molto più serio che andava rispettato”.

















