Gianni Alemanno resta a Rebibbia: la Cassazione rigetta il ricorso contro la condanna per traffico di influenze

La Suprema Corte respinge il ricorso dell'ex sindaco di Roma, confermata la reclusione in carcere. La difesa annuncia nuove azioni legali a livello europeo

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Gianni Alemanno

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 22 mesi di reclusione per Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Pena che finirà di scontare il 30 giugno 2026. Il ricorso presentato dalla difesa, che contestava la condanna per traffico di influenze, è stato dichiarato inammissibile, ponendo fine alla possibilità di un ulteriore appello.

La Suprema Corte respinge il ricorso dell’ex sindaco di Roma, confermata la reclusione in carcere. La difesa annuncia nuove azioni legali a livello europeo

Con questa decisione, Alemanno rimane in carcere presso il penitenziario di Rebibbia, dove è stato arrestato il 31 dicembre 2024, a seguito della violazione delle prescrizioni legate alla pena alternativa concessagli in precedenza.

Il ricorso era stato presentato dagli avvocati Cesare Placanica ed Edoardo Albertario, ma la Suprema Corte ha deciso di non entrare nel merito della questione, confermando la condanna per il filone legato al traffico di influenze. Nella stessa inchiesta, Alemanno era stato assolto dalle altre accuse, ma il caso riguardante il traffico di influenze aveva portato alla sua condanna definitiva.

La difesa, visibilmente delusa dalla decisione della Cassazione, ha sollevato dubbi sulla rilevanza penale del fatto in questione.

In particolare, l’avvocato Cesare Placanica ha sottolineato come la condotta sanzionata – il sollecito per il pagamento di somme dovute da parte di Ama ed Eur Spa, senza attendere il proprio turno – non sarebbe più penalmente rilevante.

Placanica ha espresso sconcerto per la decisione della giurisdizione italiana, ricordando che proprio oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha dato seguito al ricorso della difesa, ritenendo ammissibile il ricorso contro il rigetto precedente in merito alla stessa questione.

L’atteggiamento della giurisdizione italiana è sorprendente, soprattutto considerando che la CEDU ha già ritenuto ammissibile il nostro ricorso“, ha dichiarato Placanica. “Confidiamo che nell’udienza imminente venga eliminata la pena per un fatto che non ha più rilevanza penale, con il conseguente ritorno in libertà di Alemanno.”

Alemanno, attualmente leader del movimento Indipendenza, continua a lottare per ottenere giustizia e spera in una revisione della sua condanna, che ritiene ingiusta e non più rilevante.

L’arresto per le violazioni

Gianni Alemanno era finito in carcere il 31 dicembre del 2024 con l’accusa di non avere rispettato una serie di prescrizioni per l’affidamento ai servizi sociali. Dal momento della sua reclusione nel carcere di Rebibbia ha cominciato a tenere un diario in cui denuncia le problematiche del mondo carcerario.