Attentato a Sigfrido Ranucci: l’ordigno esploso a Pomezia conteneva gelatina da cava e polvere da sparo

L'analisi dei resti dell'ordigno piazzato davanti alla casa di Ranucci rivela l'uso di materiali esplosivi potenti, mentre le indagini si concentrano sulla pista mafiosa

I resti dell'auto del giornalista Ranucci

L’ordigno esploso il 16 ottobre scorso all’esterno dell’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, era composto da gelatina da cava e polvere da sparo. È quanto emerge dall’analisi dei resti della bomba effettuata dagli investigatori nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma.

L’analisi dei resti dell’ordigno piazzato davanti alla casa di Ranucci rivela l’uso di materiali esplosivi potenti, mentre le indagini si concentrano sulla pista mafiosa

L’ordigno, piazzato in un vaso esterno alla villetta di Ranucci nella zona di Campo Ascolano a Pomezia, alle porte di Roma, aveva un peso di circa un chilogrammo ed è stato azionato tramite una miccia posta sull’estremità.

Nonostante la potenza dell’esplosione che ha distrutto le auto di Ranucci e della figlia, fortunatamente non ci sono stati feriti.

Indaga la Dda

Le indagini, affidate ai carabinieri su delega dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), proseguono per il reato di danneggiamento e violazione della legge sulle armi, aggravato dal metodo mafioso.

Al momento, gli inquirenti non escludono la pista che porta a gruppi della criminalità organizzata.

Per tentare di dare un volto agli attentatori per settimane sono state messe al vaglio quaranta telecamere di sicurezzaSu questo punto c’è ancora massima riserbo da parte degli inquirenti.

Ma che cos’è la gelatina da cava usata per l’attentata a Ranucci?

La gelatina da cava è una particolare tipologia di esplosivo ad alto potenziale, che appartiene alla categoria degli esplosivi gelatinati detonanti. È composta principalmente da due sostanze fondamentali: nitroglicerina e nitrocellulosa (chiamata anche fulmicotone).

Questi esplosivi sono stati sviluppati come evoluzione della dinamite brevettata da Alfred Nobel e sono utilizzati principalmente in ambienti lavorativi come le miniere, ma anche appunto nelle cave, per la demolizione di rocce, o in applicazioni civili di demolizione.

A seconda della composizione, la gelatina esplosiva può anche contenere sostanze inerti, additivi specifici e nitrato d’ammonio, che aumentano la potenza e la stabilità dell’esplosivo.

L’esplosivo in gelatina è un esplosivo detonante, il che significa che non esplode spontaneamente, ma richiede l’uso di un detonatore (può essere a fuoco, elettrico, elettronico o NONEL) per innescare l’esplosione. La sua potenza lo rende particolarmente adatto per operazioni che richiedono una grande forza esplosiva, come l’estrazione mineraria e altre demolizioni industriali.

La sua capacità di generare esplosioni estremamente potenti la rende anche pericolosa in contesti non controllati, come è accaduto nel caso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.