La situazione dell’ippodromo delle Capannelle, una delle principali strutture ippiche italiane, è entrata in queste ore una fase di forte criticità. Secondo quanto dichiarato dalle rappresentanze sindacali, è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo che coinvolge la quasi totalità del personale attualmente impiegato. Si tratta di 29 lavoratori a tempo indeterminato, a cui si sommano numerosi stagionali che ogni anno garantiscono il funzionamento delle attività ordinarie e degli eventi ospitati dall’impianto.
Ippodromo delle Capannelle in bilico: riduzione dei fondi e 29 dipendenti e oltre 100 stagionali che vivono stabilmente del sito, a rischio sociale
La procedura è stata ora formalmente aperta, sollevando serie preoccupazioni circa la prosecuzione delle attività nel 2026 e al futuro complessivo del sito.
Le cause della crisi secondo i sindacati
Le organizzazioni sindacali hanno spiegato che il quadro critico deriverebbe in particolare dalla riduzione dei fondi destinati all’ippodromo. Come riferito da Franco Marziale della Uilcom, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste avrebbe ridotto di circa 900 mila euro i finanziamenti indirizzati a Capannelle.
Tale contrazione economica avrebbe portato la società di gestione, Hippogroup, a dichiarare di non essere nelle condizioni di sostenere l’attività dell’impianto nel corso del prossimo anno. La riduzione delle risorse, sommata ai costi strutturali e gestionali, avrebbe reso insostenibile il mantenimento dell’attuale organico.
L’impatto occupazionale e le ricadute sul territorio
Il rischio di chiusura dell’ippodromo non riguarda soltanto i dipendenti diretti. Oltre ai 29 lavoratori stabili, la crisi coinvolgerebbe circa 110 stagionali e l’ampio indotto che ruota attorno alla struttura. Secondo i sindacati, nelle scuderie e nelle attività collegate gravitano quotidianamente centinaia di persone tra operatori, famiglie e addetti dei vari settori legati alla filiera ippica.
Nel sito sono ospitati circa 500 cavalli e vivono stabilmente circa 100 famiglie, il che conferisce all’impianto una rilevanza sociale oltre che economica. La possibile interruzione delle attività rappresenterebbe, secondo le sigle sindacali, un danno non solo occupazionale ma anche culturale e sportivo per la città di Roma e per il settore ippico nazionale.
Il confronto con le istituzioni
Nelle prossime settimane sono previsti incontri istituzionali, già avviati con una convocazione in Campidoglio fissata dall’assessore capitolino Alessandro Onorato. L’obiettivo dei sindacati è trasferire la discussione anche al livello ministeriale, coinvolgendo nuovamente il Masaf per esplorare possibili soluzioni politiche alla crisi in corso: l’unica strada per individuare un percorso che eviti la sospensione delle attività nel 2026.


















