Il progetto del termovalorizzatore di Roma, fortemente voluto dal sindaco Roberto Gualtieri, subisce una modifica sostanziale e controversa: la capacità di smaltimento dell’impianto sarebbe, infatti, stata ufficialmente aumentata da 600mila a 800mila tonnellate annue.
Termovalorizzatore di Roma Capitale, nelle carte della Valutazione di Impatto ambientale inserite modifiche penalizzanti per l’ambiente e i contribuenti
A sostenerlo è l’eurodeputato Dario Tamburrano secondo cui questo incremento è contenuto, per non dire nascosto, tra le carte della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) propedeutica al rilascio dell’autorizzazione ministeriale senza cui i lavori di costruzione dell’impianto non possono iniziare.
“Questa novità, che rappresenta un incremento del 33 per cento in più dei rifiuti da bruciare rispetto alle ipotesi iniziali non è stata annunciata tramite alcun dibattito pubblico, ed è emersa silenziosamente -sostiene Tamburrano- tra le pieghe delle integrazioni presentate alla procedura di Via e di richiesta di autorizzazione, depositate lo scorso 16 novembre”.
Il deposito delle integrazioni è avvenuto in concomitanza con le controdeduzioni fornite dal Campidoglio alle decine di osservazioni critiche presentate da comitati, associazioni e singoli cittadini, che sollevavano preoccupazioni sui danni ambientali, sanitari ed economici del mega-impianto.
Le risposte, definite da molti osservatori come “poche e generiche paginette“, evitano di fatto ogni confronto diretto. In sintesi, si limiterebbero ad affermare che il progetto esistente offrirebbe già soluzioni a tutte le criticità sollevate. Una decisione, insomma, da prendere a ‘scatola chiusa’.
Secondo l’esponente pentastellato il sindaco di Roma, in qualità di Commissario ai rifiuti della capitale, si troverebbe inoltre in una situazione di conflitto di interessi incompatibile con le norme Ue vigenti in materia.
Conflitti di interesse
“Gualtieri -puntualizza Tamburrano- è chiamato ad autorizzare il termovalorizzatore di cui è egli stesso committente politico. Inoltre, da sindaco, è l’azionista di maggioranza di Acea, l’azienda capofila del raggruppamento di imprese che si è candidata per realizzare la struttura, un conflitto di interesse esplicitamente vietato nelle procedure di Via disciplinate dalle direttive comunitarie”.
Ma non è solo l’aumento proposto in sordina nelle carte della Via della capacità di smaltimento dell’impianto a sollevare polemiche.
Un’altra modifica inserita nel carteggio riguarderebbe, infatti, le sue caratteristiche dal punto di vista delle emissioni atmosferiche. Nella fase iniziale, sarà in grado di trattenere soltanto 40 tonnellate di anidride carbonica annue per evitare che finiscano in atmosfera producendo inquinamento, un valore giudicato “risibile” dagli esperti, prosegue l’eurodeputato, se confrontato con le emissioni totali stimate.
Oneri maggiorati sulla tariffa rifiuti che pagano i romani
Se il termovalorizzatore voluto dal Sindaco brucerà fino 800mila tonnellate di rifiuti all’anno emetterà in atmosfera circa 800mila tonnellate di anidride carbonica nello stesso arco di tempo. Per dare un’idea dell’enormità della cifra basti pensare che la stessa equivale ai gas emessi delle marmitte di 172mila grandi SUV americani che percorressero 18.500 km.
Ma oltre al danno ambientale dietro l’angolo ci sarebbe anche la beffa. Oltre al contributo negativo dato al contenimento della crisi climatica, le emissioni in più rischierebbero, infatti, di tradursi in un onere economico diretto per i cittadini romani.
“Con l’entrata in vigore del sistema ETS2 dell’UE nel luglio 2026 -puntualizza l’esponente dei 5 Stelle- si prevede che gli inceneritori dovranno pagare un prezzo stimato tra gli 80 e i 108 euro ciascuna per ogni tonnellata di anidride carbonica rilasciata in atmosfera”.
Se le norme allo studio dell’Unione europea verranno approvate in via definitiva l’inceneritore di Roma costerà tra i 64 e gli 86 milioni di euro all’anno per un periodo di trent’anni, una somma che sarà spalmata sulla tassa dei rifiuti della Capitale. E questo significa che a pagare saranno i residenti della metropoli.


















