Femminicidio di Casetta Mattei. “Mamma è appena uscita dal lavoro, adesso vengo a prenderti”, sono state le ultime parole di Manuela Petrangeli, la fisioterapista di 51 anni che venne assassinata il 4 luglio dello scorso anno dall’ex marito, Gianluca Molinaro, con un fucile a canne mozze di fronte alla clinica Villa Sandra dove la vittima lavorava.
Femminicidio di Casetta Mattei, la Procura chiede il massimo della pena per l’omicida della fisioterapista da cui si era separato e con cui aveva un figlio di 9 anni
Oggi, martedì 25 novembre, la pm Antonella Pandolfi, ha chiesto, al termine della sua requisitoria, la pena dell’ergastolo per il 53enne che si costituì in caserma confessando l’omicidio e consegnando ai carabinieri che si erano subito messi alla ricerca del killer l’arma del delitto.
Il colpo mortale venne esploso dalla Smart con cui Molinaro aveva raggiunto via degli Orseolo con la deliberata intenzione di uccidere l’ex moglie con cui aveva avuto un figlio di 9 anni e da cui si era separato tre anni e mezzo prima.
Anche Manuela, come molte donne vittime di maltrattamenti, per paura non aveva mai presentato denuncia alle forze dell’ordine.
“Manuela era una donna forte, solare, determinata che è stata barbaramente uccisa, strappata ai suoi affetti più cari per mano del padre di suo figlio. Un uomo vittima di sé stesso e delle sue ossessioni patologiche e del più brutale arcaico e ancestrale modello del patriarcato nella relazione uomo-donna, frutto di stereotipi che Molinaro ha interpretato nel peggior modo possibile”, ha sottolineato al termine del dibattimento la pm chiedendo alla Corte di infliggere il fine pena mai, con l’isolamento diurno per 18 mesi.
All’uomo, in seguito all’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, oggi presente in aula accanto alla pm, sono contestati i reati di omicidio aggravato dalla premeditazione e dallo stalking, di detenzione abusiva di armi e in relazione a quest’ultima accusa, anche quella di ricettazione.
Due ore. Tanto è durato l’intervento della pubblica accusa in un giorno di particolare importanza per chi soffre di maltrattamenti in famiglia: il 25 novembre, Giornata nazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
“Sento la necessità di ricordare Manuela, strappata ai suoi affetti, e la negazione della sua libertà: nessuna giustificazione può trasformarsi nel diritto di vita o di morte”, ha aggiunto la pm.
I messaggi deliranti ascoltati in Aula
In un lento stillicidio necessario alla formazione delle prove che hanno inchiodato il femminicida alle sue responsabilità, a prescindere dalla confessione in aula sono stati riprodotti i messaggi minatori, gli insulti, le offese, le minacce continue inviate alla 53enne sino al giorno in cui venne assassinata.
“Molinaro è un uomo che non è riuscito dopo tre anni e mezzo a superare la separazione, covando rabbia cieca e ossessione patologica verso la vittima. Ha pianificato in maniera fredda e lucida l’eliminazione della madre di suo figlio – ha sottolineato Pandolfi- una cosa è certa: i messaggi vocali di Molinaro dicono molto più di mille testimoni”.
“L’omicidio di Manuela non è stato un raptus ma la cronaca di una morte annunciata, un’esecuzione fredda, lucida e premeditata, lui diceva di essere una bomba a orologeria, di voler eliminare un problema e quel problema era Manuela” ha concluso la pm.
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