Gianni Alemanno, diario di un detenuto: “A Rebibbia si muore di freddo con i termosifoni spenti”

Storie quotidiane di drammi ma anche di piccoli successi raccontati da Gianni Alemanno nel diario di un detenuto all’interno del carcere romano gelido e sovraffollato

Gianni Alemanno

Diario di un detenuto dalla cella numero 33 di Rebibbia, 327mo giorno di carcere: qui “si muore di freddo con i termosifoni spenti”. Si apre così la nuova pagina scritta dall’interno del penitenziario romano dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno che, dopo aver violato per svolgere attività politica, gli obblighi previsti dal regime alternativo alla detenzione di cui aveva goduto fino al 31 dicembre 2024 si era visto revocare i benefici dal Tribunale di sorveglianza con il risultato di dover ancora scontare da recluso una pena residua di 22 mesi per il reato di traffico di influenze illecite.

Storie quotidiane di drammi ma anche di piccoli successi raccontati da Gianni Alemanno nel diario di un detenuto all’interno del carcere romano gelido e sovraffollato

Da uomo politico navigato, questa volta, Alemanno lancia un Sos sull’emergenza freddo all’interno del penitenziario romano dove al sovraffollamento negli esigui spazi riservati ai detenuti si aggiunge adesso anche il disagio di un drastico abbassamento delle temperature a causa dell’ondata di gelo che ha investito anche la capitale.

Stiamo morendo dal freddo -scrive- siamo giunti al 23 novembre e i termosifoni sono completamente spenti, mentre nevica in tutta Italia. Radio carcere ci dice che le caldaie sono rotte e che anche gli agenti della Penitenziaria sono nelle nostre stesse condizioni: non solo qui al braccio ma anche nella loro caserma attigua dove i termosifoni sono spenti e l’acqua calda, dopo le otto di sera, non arriva neanche nelle docce, per quelli che smontano dagli ultimi turni di guardia”.

Una nuova battaglia politica, vissuta come un tempo sulle barricate, e che non risparmia nessuno, neppure il ministro della Giustizia, Carlo Nordio che Alemanno, provocatoriamente chiama “Maresciallo di una guerra che non si può vincere”, lo stesso Guardasigilli che “questa estate aveva giurato spezzeremo le reni al sovraffollamento, senza scarcerare nessuno!”.

Una polemica a distanza che fa il verso a ricordi di retorica memoria quando le reni da spezzare erano quelle dei greci, poco dopo l’inizio della sventurata partecipazione dell’Italia alla Seconda guerra mondiale.

Il ministro Nordio e la guerra che non si può vincere

Mai dichiarare una guerra che non si può vincere: l’estate è passata, l’autunno sta per finire, non si è visto un solo posto in cella in più e il sovraffollamento cresce inesorabilmente. Intanto il tetto di Regina Coeli è crollato, Rebibbia è al collasso e gli agenti della penitenziaria nei vari bracci sono circondati in piccoli gruppi, tre o quattro con attorno tre o quattrocento detenuti. In questo caso ricordano il 7° Cavalleggeri a Little Big Horn (le divise sono dello stesso colore)”, incalza dalla cella numero 33 l’ex esponente di Fratelli d’Italia, ricordando l’eccidio dei soldati del generale Custer da parte della dei nativi americani Lakota appartenenti alla tribù dei Sioux.

Per fortuna le persone detenute non assomigliano agli indiani Sioux. Siamo anche noi colpiti dal Generale Inverno e, vestiti spesso in modo improbabile per combattere il freddo, sembriamo più dei clochard nei rifugi della Caritas in pieno inverno”.

Questo vale soprattutto per gli ultimi arrivati, che sono stati ‘ricoverati’ nella saletta dedicata alla socialità del reparto A del primo piano. Dalla costruzione di Rebibbia, ogni reparto ha una saletta dedicata alla socialità, con un povero tavolo da pingpong e qualche improbabile scacchiera”.

“Non sapendo più dove mettere i nuovi arrivi, avendo esaurito tutti i posti in cella, quella saletta (in futuro toccherà anche alle altre) è stata trasformata in una grossa cella”.

Quando finirà questa situazione?

Fino a quando durerà questa situazione? Presto o tardi la caldaia sarà riparata e i muri gelidi di Rebibbia cominceranno un poco a riscaldarsi (niente di che, ma meglio di niente), ma il sovraffollamento continuerà a crescere”.

“Forse il Maresciallo Nordio, così come ha detto che il sovraffollamento aiuta a evitare i suicidi, perché i detenuti si sorvegliano tra di loro, presto dirà che aiuta anche a combattere il freddo perché, accatastati gli uni sugli altri, ci riscaldiamo tra di noi”.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Alemanno infatti spezza una lancia anche a favore dei magistrati di Sorveglianza che gli hanno revocato il beneficio della custodia alternativa al carcere alla fine del 2024.

I giudici, sia pure limitatamente alle celle che ospitano più carcerati, grazie alla presentazione in Tribunale da parte del Garante Regionale dei diritti dei detenuti, professor Anastasia -scrive l’ex primo cittadino della capitale- hanno, infatti, iniziato a riconoscere riduzioni di pena pari al 10% nel caso in cui gli spazi a disposizione di ciascun recluso siano inferiori a quelli stabiliti dalla giurisprudenza e cioè di avere in ogni cella almeno tre metri quadrati calpestabili ognuno.

Piccoli successi quotidiani

Il Garante ha calcolato, invece, che lo spazio disponibile sia in media di 1,78 metri quadri pro capite. Rivendicazioni che l’autore del diario promette ora di estendere a quei reclami relativi a celle singole che, per ora, i giudici di sorveglianza continuano a rigettare. “Ma un passo per volta arriveremo anche a questi casi, anch’essi indecenti per mille motivi”.

E dietro quei cancelli con le porte comandate a distanza Alemanno non conta solo i giorni residui che mancano per “arrivare all’alba”, come dicevano un tempo i militari di leva nell’intrepida attesa di giungere alla fine della coscrizione obbligatoria, ma anche i piccoli grandi successi quotidiani dei compagni di detenzione.

Come la conquista della concessione di “un permesso di necessità ad Antonio, arrestato solo 5 mesi fa per andare a conoscere, il figlioletto Leandro a appena nato”. Un permesso di appena due ore, ma comunque, “una bella cosa prima di morire di freddo a Rebibbia…conclude Gianni Alemanno che si firma insieme a F.F dalla cella numero 33.