“Ciao figlio dei palazzi”, lo striscione è apparso sul sagrato della chiesa Regina Pacis dove è stato portato ieri, venerdì 31 ottobre, in occasione dei funerali di Simone Schiavello, il 19enne accoltellato a morte la sera del 15 in via Forni, una delle strade adiacenti alle case popolari del Lido di Ponente.
I funerali di Simone Schiavello nella chiesa Regina Pacis dove ‘c’erano centinaia di persone a rendergli l’ultimo saluto
Nella chiesa più grande del mare di Roma, una folla commossa ha reso l’ultimo saluto alla giovane vittima di una tragica aggressione sorta da un equivoco ma pur sempre maturata in un contesto sociale incline a improvvise manifestazioni di cieca violenza.
Un quadrilatero noto per lo spaccio di stupefacenti, ma anche un luogo abitato da tantissime persone che nulla hanno a che spartire con le bande criminali da sempre presenti in quel malfamato settore della cittadina tirrenica.
Erano le 10.00 quando il feretro di Simone ha attraversato una piazza gremita fino all’inverosimile da persone straziate, venute a testimoniare la loro partecipazione al dolore dei familiari e degli amici più stretti ma anche per dire no, e ribadire che “quella non è la loro Ostia” come avevano scritto a caratteri cubitali in occasione della fiaccolata organizzata per ricordare il 19enne prima delle esequie e a cui avevano partecipato 1500 persone.
Tanti, al cospetto della bara, indossavano una maglietta immacolata con la foto sorridente di un ragazzo felice e nel pieno della sua adolescenza con una frase emblematica: “Nessuno muore nel cuore di chi vive”.
L’omelia del parroco
Durante l’omelia il parroco Giovanni Patanè ha indirizzato, soprattutto agli amici e ai coetanei di Simone presenti, che quello di ieri non era “il giorno dell’odio” e che è compito di tutte le famiglie “non rassegnarsi” al fatto che Nuova Ostia è una zona da sempre ad alto rischio di illegalità, e che bisogna tenere alta la guardia contro una deriva fatta di ritorsioni per non dire di peggio, di vendetta e di reazioni scomposte.
Poi al termine della funzione religiosa il volo di decine di palloncini gialli e rossi nel cielo plumbeo di una giornata molto sofferta.
Moltissimi i ricordi lasciati anche dai parenti più stretti sui social. “Simone era la leggerezza di un sorriso, la battuta pronta, la presenza che riempiva le giornate degli amici. Aveva ancora mille sogni nel cuore. Ma la vita, a volte, si ferma all’improvviso, lasciando dietro di sé solo silenzio, incredulità e un dolore che non trova parole”: è il testo del messaggio postato in Rete dalla zia Giuliana.
Avviata anche un’iniziativa di solidarietà per una raccolta di fondi sulla piattaforma digitale gofoundme.com a beneficio della famiglia e dove sono stati donati 1368 euro.
Proseguono le indagini sull’omicidio
Nel frattempo proseguono le indagini sull’omicidio confessato dal 34enne di origini sudamericane, inchiodato dalle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza.
Un gesto d’impeto, secondo la sua versione, maturato dopo aver perso le staffe, infastidito da una lite in strada in cui credeva essere rimasto coinvolto il cugino.
A quel punto l’uomo in preda a una crisi di rabbia sarebbe uscito di casa in accappatoio, ciabatte e coltello in mano, a avrebbe sferrato tre fendenti alle gambe di Simone per rientrare nella sua abitazione.
Quando ha richiuso la porta non sapeva ancora che la sua brutale, quanto insensata aggressione, sarebbe sfociata, nel giro di poche ore, in un tragico evento.
Sabato 18 ottobre una indignata reazione degli abitanti del quartiere e degli amici di Simone aveva fatto seguito all’accensione di fuochi di artificio da un palazzo adiacente a piazza Gasparri, una zona notoriamente calda del quadrante urbanistico di Ponente.
Un segnale di festa, o forse l’annuncio dell’arrivo di un carico di droga in un’area dove vivono diversi nuclei provenienti dal Sud America.
Sempre ieri, mentre erano in corso le esequie, è stata la volta di una massiccia operazione di polizia alle case popolari in cui abitava anche Simone e dove giovedì scorso, 30 ottobre, era esplosa una bomba carta in un edificio in cui era stato dipinto un murale proprio per ricordare il ragazzo ferito a morte in via Forni.
All’intervento coordinato dalla Questura di Roma e che aveva come obbiettivo un complesso di edifici situati in via della Tortuga, non lontana dal luogo del delitto, avevano partecipato diverse pattuglie del X Distretto Lido e un elicottero per la copertura del blitz dall’alto.
L’esplosione era avvenuta nell’atrio della scala B del civico 70 ed è proprio su questo che gli agenti hanno poi focalizzato la loro attenzione dando luogo a una serie di perquisizioni utili a ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili del gesto.
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