Pistola fabbricata con stampante 3D e pubblicizzata via web: per il giovane artigiano romano arriva la condanna

Con i tutorial online aveva acquisito la competenza per produrre l'arma 3D e pubblicare le immagini per dimostrane l'effettivo funzionamento 

Immagine non collegata ai fatti

E’ stato condannato per fabbricazione di arma e diffusione di video violenti il giovane artigiano 21enne di rRoma, che nella sua abitazione era stato trovato in possesso di una pistola artigianale, realizzata tramite una stampante 3D.

Con i tutorial online aveva acquisito la competenza per produrre l’arma 3D e pubblicare le immagini per dimostrane l’effettivo funzionamento

L’arresto aveva fatto emergere un quadro inquietante: il giovane non solo deteneva un’arma clandestina, ma ne aveva anche pubblicato le immagini video sul web, dimostrando il funzionamento di un modello simile alla FGC-9.

L’arresto a maggio 2024, quando gli agenti della Digos e della Polizia Postale di Roma avevano fatto irruzione nell’appartamento del ragazzo la cui attività online era già monitorata da tempo dalle forze dell’ordine.

Diffusione di video di violenza e odio razziale

Secondo l’accusa, il giovane avrebbe utilizzato la piattaforma Telegram per condividere contenuti estremamente violenti e razzisti, tra cui delle aggressioni contro persone di colore e immagini di stragi, compiute per motivi di odio razziale, oltre a decapitazioni e inviti a commettere atti di violenza.

Gli investigatori avevano poi accertato che il ragazzo aveva acquisito conoscenze per la costruzione di armi da fuoco tramite tutorial online, per poi acquistare materiale di uso comune necessario alla fabbricazione di pistole artigianali.

Insomma, una combinazione tra violenza reale e virtuale, che gli inquirenti avevano evidenziato come pericolo concreto e immediato per la sicurezza pubblica.

Il processo e la condanna

Il processo si è svolto con rito abbreviato presso il Tribunale di Roma. La Procura aveva richiesto una condanna a 8 anni e 8 mesi per il 21enne, mentre il giudice ha inflitto una pena ridotta di 6 anni e sei mesi, nella sentenza che ha riconosciuto la gravità dei reati, ma ha anche tenuto conto di alcuni elementi relativi alla personalità e alle condizioni del giovane.

Commenti della difesa e percorso riabilitativo

L’avvocato difensore, Francesca Civitate, ha commentato: “Si tratta di un ragazzo con problemi, alienato dalla realtà e cresciuto sul web. Ora sta affrontando un percorso riabilitativo terapeutico presso una comunità”. La difesa punta a un recupero sociale e psicologico del giovane, sottolineando la necessità di accompagnamento e sostegno per chi cresce immerso in contesti digitali estremi.