Licenziamento collettivo: fine per i giornalisti di Metro la prima freepress in Italia

La società editrice del quotidiano Metro, ha dichiarato la cessazione dell’attività e licenziato tutti i dipendenti, segnando la fine di un'esperienza iniziata 25 anni fa

E’ stata ufficializzata in questi giorni la fine dei rapporti di lavoro nell’ambito di un licenziamento collettivo per cessata attività della New Media Enterprise S.r.l., società editrice della testata Metro. Il documento è stato inviato a 12 dipendenti, indicando anche che le spettanze di fine rapporto sarebbero state ammesse al passivo secondo quanto previsto dalla legge.

La società editrice del quotidiano Metro, ha dichiarato la cessazione dell’attività e licenziato tutti i dipendenti, segnando la fine di un’esperienza iniziata 25 anni fa

Le lettere di licenziamento sono state inviate lo scorso 20 ottobre, ai dipendenti della testata Metro: una comunicazione a mezzo raccomandata della cessazione definitiva dei rapporti lavorativi con decorrenza dal 1° novembre 2025, firmata dal curatore Avv. Raffaele Cappiello.

L’ultimo giorno di “lavoro” per i dipendenti sarà dunque il 31 ottobre 2025. Molti giornalisti e collaboratori avevano già subito mesi di incertezze, in cassa integrazione a zero ore e con ritardi nei pagamenti, una situazione che era stata denunciata dal Comitato di redazione di Metro.

La liquidazione giudiziale

La New Media Enterprise S.r.l. era stata dichiarata in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Roma il 2 aprile 2025. Questa procedura, che sostituisce il fallimento tradizionale, viene applicata alle imprese insolventi per liquidarne il patrimonio e soddisfare i creditori, inclusi i dipendenti. La decisione è stata presa dopo mesi di difficoltà economiche, interruzione delle pubblicazioni e chiusura del sito web già alla vigilia di Natale 2024.

Il Tribunale di Roma ha così sancito formalmente la fine dell’attività della società, confermando la cessazione del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) e completando l’iter previsto dalla legge per i licenziamenti collettivi.

La fine di un’avventura editoriale

La chiusura di Metro rappresenta la fine di una lunga parabola editoriale iniziata nel 2000, quando la testata freepress, arrivò per la prima volta in Italia, rivoluzionando il panorama dell’informazione urbana e gratuita. Nonostante la crisi del mercato pubblicitario e la crescente concorrenza del web, Metro aveva mantenuto una propria identità e autorevolezza.

Il Comitato di redazione, in una nota di aprile, aveva ricordato con commozione il valore del lavoro svolto dai giornalisti, ringraziando i lettori che avevano accompagnato la testata negli anni: “La speranza, ultima a morire, è che Metro possa tornare a vivere in un futuro migliore” – avevano scritto i rappresentanti del Cdr, salutando così la testata e i suoi dipendenti con un messaggio di riconoscenza e affetto.

Il futuro dei dipendenti

Con l’ultimo giorno di lavoro, si apre ora un periodo di disoccupazione e incertezza per tutti i giornalisti e collaboratori coinvolti. La liquidazione giudiziale determinerà le modalità di pagamento delle spettanze arretrate, ma resta viva la speranza che, anche dopo questa chiusura, l’esperienza professionale maturata a Metro possa trovare nuovi sbocchi nel mondo dell’informazione.

Gli addii di oggi segnano non solo la fine di un lavoro, ma anche di un’epoca di giornalismo freepress in Italia con Metro, la formula gratuita di quotidiano nato in Svezia nel 1995, che lascia dietro di sé ricordi di innovazione, passione e dedizione.

Avevamo mantenuto fino all’ultimo operative le due sedi a Roma e Milano, dalle sei iniziali – sottolinea la giornalista Orietta Cicchinelli, tra le co fondatrici di Metro Italia – poi le speranze sono svanite perché non avevamo più entrate pubblicitarie. Un calo che per una freepress che vive solo di questo è stato determinante per il tracollo economico. Una crisi tale da aver lasciato tutti noi senza gli ultimi stipendi, e per qualcuno è saltato anche il  prepensionamento.