Quella di Roberta Montella 58 anni, nata e vissuta ad Acilia nonché vincitrice della terza edizione del premio nazionale dell’Altruismo è una di quelle buone notizie che passano inosservate, ma che sono frutto di una scelta di vita destinata a dare sollievo a chi è stato meno fortunato di noi.
La storia di Roberta Montella che ha ricevuto la pergamena intitolata a Renzo Restuccia per il suo costante impegno a favore del prossimo
Una scelta accompagnata da momenti non sempre positivi ma che non le hanno impedito, lei che di professione fa la contabile, di dedicarsi in modo costante alle attività di diverse associazioni attive sul territorio della capitale.
La pergamena, intitolata a Renzo Restuccia, un uomo considerato e riconosciuto come ‘buono’, le è stata consegnata sabato 18 ottobre nella cornice della Casa della Cultura e dello sport di Villa de Sanctis su via Casilina, con il patrocinio del Comune di Roma Capitale.
Un premio tra i tanti consegnati in quella stessa occasione con varie motivazioni per gli ‘eroi della quotidianità’ provenienti da ogni regione d’Italia e che testimonia l’impegno di Roberta innanzitutto tra i volontari della Croce Rossa Italiana che tutti i sabato mattina preparano la colazione per i degenti ricoverati presso il pronto soccorso dell’ospedale Grassi di Ostia.

Dalla Croce rossa all’Associazione nazionale dei vigili del fuoco
Ma anche in virtù delle ore spese per le attività benefiche dell’Associazione Bersaglieri impegnata, di recente, negli eventi incontri del Giubileo a Tor Vergata o tra quelle donate all’Associazione nazionale dei vigili del fuoco a sostegno dei progetti educativi per i bambini come le strutture in miniatura delle ‘pompieropoli’: le cittadine in scala in cui si insegna ai più piccoli quanto di importante faccia nell’attività di prevenzione e di soccorso per la collettività il corpo dei pompieri.
Roberta Montella è stata premiata proprio in quanto simbolo di un’eterogena categoria di persone che si dedicano ad aiutare in modo concreto, amorevole e partecipativo gli altri, mantenendo in ogni circostanza un atteggiamento gentile e di attenzione nei confronti di chi soffre.
La camminata veloce per chi soffre della malattia genetica di Sotos
Per esempio nei confronti di coloro che, sin dall’infanzia, soffrono della Sindrome di Sotos, una patologia genetica che ostacola i processi di apprendimento e provoca disabilità anche molto gravi ma che Roberta e gli altri volontari che la affiancano cercano di sublimare nell’azione del vento.
Quella corrente d’aria e di libertà che avvolge pazienti senza mobilità durante il ‘fit walking’ vale a dire i percorsi riservati alla camminata veloce su varie distanze percorse da chi è colpito dalla malattia su carrozzine a tre o quattro ruote chiamare Joilet che vengono spinte da quattro o cinque accompagnatori che si alternano tra loro.

E sì perché Roberta Montella è anche un’atleta allenata e abituata a prestare le sue doti sportive, almeno due volte alla settimana, all’Associazione sportiva dilettantistica Piano ma Arriviamo, simbolizzata ironicamente da un bradipo, durante gli allenamenti che si svolgono al parco degli Acquedotti o all’Eur, nella zona del laghetto, per prepararsi alle gare cui partecipano i corridori non vedenti.

Corridori spesso molto più veloci dei loro trainer e capaci di battute anche salaci quando qualcuno degli istruttori è costretto a fermarsi, perché come dicono loro ridendo, “non ci vede più dalla fatica”.
Il premio dell’Altruismo non è una medaglia da esibire sul petto, è una testimonianza di una vita offerta al prossimo affinché altri possano emularla, ma anche una prova della fatica vissuta nei momenti più difficili, quelli che la stessa Roberta ha dovuto superare, anche quando ha dovuto crescere a sola Davide un figlio che oggi, a 28 anni di età, è un ricercatore biologo in forza all’Università di Roma Tre dove insegna, tra l’altro, Ecologia applicata e gestione degli ecosistemi.


















