Fermato dal Ros il tiktoker della Jihad. Super attivo sui social, un fantasma nella vita reale. Si isolava sempre di più, non incontrava quasi nessuno. Viveva a Velletri, ma ogni giorno si spostava verso Roma per lavorare nella zona della Garbatella. Una routine silenziosa, quasi invisibile. Eppure, sui social – soprattutto su TikTok – era molto attivo, tanto da finire nel mirino degli investigatori.
Dalla solitudine ai social: il tiktoker della propaganda jihadista abitava a Velletri e lavorava a Garbatella
Ahmed Oueslati, 31 anni, cittadino tunisino arrivato in Italia via Lampedusa nell’estate del 2023 insieme ad altri 22 migranti, è stato arrestato dai carabinieri del Ros con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dall’apologia di terrorismo e dall’uso di strumenti informatici e telematici.
A condurre l’inchiesta è stato il pool Antiterrorismo della Procura di Roma. Secondo gli inquirenti, Oueslati stava attraversando un processo di radicalizzazione islamista che lo aveva reso una figura a rischio. In difficoltà economiche – non riceveva più lo stipendio dal lavoro – e sempre più isolato, aveva trovato nei social uno spazio per esprimere e diffondere messaggi estremisti legati all’ideologia dello Stato islamico.
Il profilo TikTok e la propaganda
Il suo account TikTok, ora disattivato, aveva il nome utente “@taw.taw7id” – un riferimento al Tawhid, il principio dell’unicità di Dio centrale nel pensiero salafita-jihadista. L’immagine del profilo, in stile cartoon, raffigurava una giovane donna con hijab nero che impugnava la bandiera nera dell’ISIS e faceva il gesto simbolico dell’unicità divina.
Su quel profilo Oueslati condivideva nashid (inni religiosi jihadisti), locandine, video e contenuti celebrativi dei mujahidin caduti in battaglia. Tra i messaggi più preoccupanti anche frasi come: “Uccideteli ovunque li incontriate” e “Le nostre mani colpiscono i colli dei nemici”, tratte dai proclami dei portavoce dell’ISIS, rilanciate con enfasi e senza alcun filtro.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Oueslati era seguito da oltre 100 contatti. Le sue pubblicazioni facevano riferimento diretto ai contenuti diffusi dalla Ajnad Foundation, organo di propaganda ufficiale dello Stato islamico.
Le indagini e l’arresto
I carabinieri del Ros lo hanno monitorato a lungo. Nonostante un primo tentativo di disattivazione dell’account, il suo traffico dati rivelava che continuava ad agire online in modo attivo. Inoltre, aveva fornito in passato falsi domicili, uno dei quali in provincia di Latina, e dichiarato informazioni anagrafiche non corrispondenti alla realtà, dicendo di essere nato ad Aprilia.
Questi elementi, secondo il giudice per le indagini preliminari Flavia Costantini, lo rendevano una figura non solo pericolosa ma anche in grado di inquinare le prove e eludere i controlli, motivo per cui è stato disposto l’arresto in carcere.
Per la Procura, il 31enne sarebbe stato alla ricerca di proseliti, pronto a diffondere contenuti di propaganda jihadista e a promuovere un messaggio violento, distruttivo, con evidenti riferimenti al terrorismo islamico.


















