Lavorava come chirurgo estetico, ma senza averne i titoli. Il suo sembrava uno studio medico come tanti: una targa all’ingresso, una sala d’attesa ben curata, una scrivania ordinata su cui spiccava un badge identificativo di un noto ospedale romano e, sulla parete, una laurea in Medicina e Chirurgia incorniciata, con tanto di logo dell’università La Sapienza. Peccato fosse tutto falso.
Il finto chirurgo operava in uno studio a Montespaccato: esibiva una laurea e un badge ospedaliero falsi. Denunciato dai Nas
È bastato un semplice controllo incrociato ai carabinieri del Nas per scoprire che il presunto chirurgo estetico, un 55enne romano, non aveva mai conseguito alcun titolo di studio in medicina.
Eppure per anni ha esercitato indisturbato, operando su ignare pazienti che si affidavano a lui per interventi estetici e ritocchi, convinte di essere in mani sicure.
La denuncia di una paziente
L’indagine è partita dopo alcune segnalazioni, tra cui quella di una donna che, a seguito di un intervento, ha sviluppato complicanze gravi.
A quel punto i carabinieri hanno avviato i primi accertamenti, concentrandosi sullo studio del sedicente medico nel quartiere Montespaccato. Durante il blitz, sono stati scoperti documenti falsificati, materiali sanitari e cosmetici, tra cui filler, aghi, siringhe e cartelle cliniche di numerosi pazienti, anche uomini.
Il falso chirurgo è stato denunciato per esercizio abusivo della professione e lo studio è stato immediatamente sequestrato.
Le indagini ora puntano a ricostruire il giro d’affari e a verificare eventuali danni subiti dai pazienti. Gli investigatori stanno analizzando i conti dello studio, operativo da diversi anni, e passando al vaglio la documentazione sequestrata.
I precedenti che fanno paura
Il caso riaccende i riflettori su un fenomeno preoccupante: quello dei falsi medici che operano nel campo della chirurgia estetica, spesso in strutture non a norma e con apparecchiature inadeguate.
Solo lo scorso novembre, la morte della 22enne siciliana Margaret Spada aveva scioccato l’opinione pubblica. La giovane si era rivolta a un chirurgo, Marco Procopio, per una rinoplastica. Dopo l’anestesia locale, le sue condizioni erano precipitate fino al decesso, avvenuto dopo quattro giorni di agonia al Sant’Eugenio. Anche in quel caso, era partita un’inchiesta per omicidio colposo.

A marzo un’altra tragedia: Simonetta Kalfus, 62enne di Ardea, è morta dopo una liposuzione effettuata in uno studio privato a Cinecittà. Aveva contratto un’infezione grave che le è costata la vita. Il medico responsabile, Carlo Bravi, era già noto alle autorità: a luglio è stato sorpreso mentre operava nuovamente, nonostante fosse stato sospeso dall’Ordine.
L’ultimo dramma a giugno: vittima di una liposuzione fatale a Roma Ana Sergia Alcivar Chenche, una 47enne ecuadoriana. Il chirurgo a cui si sera affidata operava da 13 anni senza autorizzazioni in un centro a Torrevecchia.
Il titolare dello studio, il chirurgo peruviano José Gregorio Lizarraga Picciotti, 65 anni, aveva ottenuto l’ultima autorizzazione nel 2007, valida per cinque anni.
Da allora, però, ha continuato a operare in modo illecito, nonostante almeno due denunce (risalenti al 2006 e al 2018) per responsabilità medica e lesioni.


















