Carlo Bravi, il chirurgo plastico romano settantenne già interdetto dalla professione in seguito al caso di Simonetta Kalfus – la 62enne di Ardea morta in seguito a un intervento di liposuzione – è stato sorpreso dai carabinieri del Nas mentre si preparava a eseguire un intervento estetico clandestino in un appartamento al Quadraro.
Operava in casa nonostante l’interdizione: nuovo caso per Carlo Bravi, il medico del caso Kalfus
La paziente, una trans brasiliana di 22 anni, è stata ricoverata, per i controlli di rito, al Policlinico Umberto I: non è in pericolo di vita.
Sala operatoria improvvisata tra sporcizia e abiti per terra
I carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione trasformata in sala operatoria, dove su un lettino sistemato in una camera da letto, Bravi stava per iniziare un’otoplastica – intervento che corregge difetti estetici delle orecchie. Accanto a lui, un’ex infermiera di 65 anni in pensione, con il ruolo di ferrista.
La stanza era in condizioni igieniche disastrose, tra sporcizia, vestiti e scarpe ovunque. Sebbene l’intervento non fosse ancora iniziato, tutto era pronto.
Bravi sorvegliato e pedinato dai carabinieri
Il blitz è stato il culmine di un’indagine con pedinamenti e appostamenti. I militari hanno seguito Bravi, che guidava l’auto dell’assistente per evitare sospetti. L’uomo ha effettuato diversi giri intorno al palazzo prima di parcheggiare lontano e raggiungere l’appartamento a piedi.
L’immobile era concesso da una famiglia sudamericana, e l’intervento – secondo quanto emerso – era stato pagato 500 euro, da dividere tra medico, assistente e padrone di casa.
“Stavo solo togliendo una cisti”
Alla contestazione dei reati da parte dei NAS, Bravi ha cercato di giustificarsi affermando: «Stavo solo togliendo una cisti». Ma la sua interdizione di sei mesi a esercitare la professione medica, disposta in seguito alla vicenda Kalfus e ad altri gravi episodi sanitari, resta tuttora valida.
Indagini in corso: possibile misure
La Procura di Roma ora sta valutando la posizione di Bravi e dell’assistente. Non si esclude una possibile misura cautelare – arresro compreso – per esercizio abusivo della professione, violazione dell’interdizione e altri reati sanitari.
















