Un sistema viario pensato per la fruibilità turistica estiva e non per i cittadini che vivono Ostia tutto l’anno. “Un’opera che comprometterebbe irrimediabilmente” parti importanti delle dune di macchia mediterranea”. Un intervento complessivo che va ripensato e corretto “in un’ottica di reale sostenibilità ambientale”.
Le associazioni di ambientalisti inviano alla Conferenza dei Servizi osservazioni e correzioni su assetto viario e interventi strutturali del Parco del Mare. “Cancellati parcheggi per quasi 400 auto”
E’ durissimo il giudizio delle associazioni ambientaliste che, dopo il sopralluogo effettuato insieme con i cittadini sul tratto di lungomare interessato dal progetto del Parco del Mare, hanno redatto un dossier di 15 pagine inoltrato alle amministrazioni che siedono nella Conferenza dei Servizi in atto per la raccolta dei pareri sul Parco del Mare di Ostia. A firmare il documento sono il WWF Litorale Laziale, l’associazione Mare Libero, Italia Nostra Litorale Romano e Legambiente Litorale Romano.
Sono innumerevoli le criticità riscontrate dagli esperti di tutela ambientale sul progetto proposto dal Campidoglio d’intesa con la Regione Lazio per la realizzazione del Parco del Mare di Ostia da 24 milioni di euro di spesa. Si ribadisce “il danno ambientale delle previsioni di nuova viabilità e di nuovo parcheggio attraverso e sopra le dune naturali” rappresentato essenzialmente dal prolungamento di via dei Sandolini sulla macchia mediterranea all’angolo con via Ugolino Vivaldi. Per far spazio ai parcheggi, verrebbe asfaltata l’area retrodunale di 10mila mq tra via Vivaldi e via De Angelis con l’effetto non solo di distruzione ambientale ma anche di “impermeabilizzazione di suoli, anche nella vicinanza di edifici residenziali” e di “attrattiva di traffico e sosta veicolare in un ambito di caratteristiche prettamente residenziali”. Senza risolvere il bilancio negativo di aree di sosta: nel Parco del Mare “il numero complessivo di posti auto viene comunque a ridursi da 2400 a 2030”.

Secondo gli ambientalisti, invece di radere al suolo le dune già presenti, “sono da incrementare le superfici di parcheggio presso le stazioni della Metromare e in particolare presso la Cristoforo Colombo, ivi pure con spazi (di poco multipiano), realizzando così un opportuno nodo intermodale dei trasporti sia per il Lido di Ostia, sia verso Roma e sia verso i “Cancelli” di Castel Porziano e Torvaianica”.
Le dune del lungomare
Il progetto del Parco del Mare prevede la creazione di dune (miscela di terra a sabbia) in un tratto di lungomare Lutazio Catulo al posto della carreggiata lato mare. Per gli ambientalisti c’è “incertezza sulla riuscita e tenuta morfologico-vegetazionale di queste ‘nuove dune’, di precario futuro perché previste nel fronte mare di Ostia caratterizzato da aspetti climatici spesso estremi (siccità, venti, aerosol marino)”. Una realizzazione, tra l’altro, che non prevede l’abbattimento del lungomuro ovvero della barriera muraria che separa l’attuale strada e la spiaggia costituita dalle infrastrutture degli stabilimenti balneari. Al che gli ambientalisti chiedono una correzione di rotta: “se si vuole un Parco del Mare con le dune, siano allora prima di tutto conservate e valorizzate le dune naturali ancora esistenti con loro habitat e specie di importanza comunitaria e regionale”.

Evitare la messa a dimora di palme
Il progetto indica la “palma” come “elemento di unitarietà” ed “elemento guida della struttura lunga del parco” con la scelta “ricaduta nella Palma washingtonia”. “Ma la palma – sottolineano gli ambientalisti – è del tutto incoerente e avulsa (alloctona) nel paesaggio costiero di Ostia, anche con le sue presenze già dimostratesi precarie nel tempo, in assoluto contrasto (e danno paesaggistico vegetale) rispetto alle superfici di verde naturale delle dune conservatesi soprattutto nel tratto tra Canale dei Pescatori e Via Cristoforo Colombo”.
Meglio “scegliere specie autoctone e indicate per aree mediterranee e del litorale laziale, alcune già presenti spontanee o impiantate negli anni con successo (ad es. Corbezzolo, Lentisco, Rosa sempreverde, Mirto, Viburno, Cisto, Lavanda, Rosmarino, Cappero, Clematide, Valeriana rossa, Violaciocca selvatica, Papavero delle sabbie)”.
Via delle Quinqueremi al posto del lungomare
Dagli ambientalisti arrivano critiche indirette anche sull’uso di via delle Quinqueremi come strada alterativa alla chiusura di una corsia del lungomare. “L’intervento sul Lungomare – evidenziano WWF, Mare Libero, Italia Nostra e Legambiente – incide primariamente sulla viabilità strategica e solo in parte sull’attrattività turistica. Il Lungomare è una via di collegamento essenziale per la mobilità dei residenti, poiché assicura l’accesso e l’uscita da Ostia e la connessione cruciale con la Via Cristoforo Colombo, ovvero il principale collegamento con l’entroterra del X Municipio e il centro di Roma. Le soluzioni proposte per la riorganizzazione del traffico devono, quindi, garantire la funzionalità del sistema viario per i cittadini che vivono il Lido tutto l’anno, evitando di concentrare l’attenzione esclusivamente sulla fruizione turistica estiva”.
Questo anche in relazione alla promessa costruzione di un nuovo ponte sul Canale dei Pescatori. “Se la sua tempistica di realizzazione non sarà assicurata coincidente con la definizione della nuova viabilità, si avranno inevitabili rilevanti criticità della fluidità veicolare nella viabilità tra Canale dei Pescatori e Cristoforo Colombo, con conseguenti disagi e impatti anche ambientali” ammoniscono.
L’impietoso giudizio finale sul Campidoglio
In fatto di viabilità, le associazioni ambientaliste insistono che “le soluzioni proposte per la riorganizzazione del traffico devono, quindi, garantire la funzionalità del sistema viario per i cittadini che vivono il Lido tutto l’anno”. Un giudizio pesante sul progetto e, quindi, anche sul Campidoglio: “si rileva come in altri casi (vd. progetti Ponte della Scafa, arco di affaccio sul Tevere, ecc.) una autoreferenzialità della Amministrazione che, seppure per urgenze temporali di acquisizione e utilizzo fondi, comprime ‘ascolti e bisogni’ reali del territorio e gli ‘obiettivi’ di buona pianificazione delle progettualità specifiche, influenzate da situazioni contingenti o spesso dagli stakeholders con maggiori potenzialità di lobbying”.


















