Il faccione di Alessandro Borghi, er Numero 8, come testimonial. E uno slogan che non lascia dubbi su ciò che si deve aspettare chi arriva per caso a Ostia: “Perdi la fermata, finisci a Ostia, ti senti scossa, agitata. Ed è subito Suburra”. E’ così che Netflix, la piattaforma streaming, festeggia il suo decennale dalla nascita. Irridendo una comunità intera, quella che vive, lavora e si affanna a Ostia.
Per celebrare i dieci anni dall’avvio della sua tv streaming Netflix lancia una campagna con la quale dileggia e offende la comunità di Ostia
Lo stigma di una città governata dalla malavita, al centro di affari inconfessabili, collusa con la pubblica amministrazione, violenta e meschina, prosegue. Non è bastato quaranta anni fa Claudio Caligari, al quale il Campidoglio dedicherà una piazza sommersa dal degrado e abitata da disperati, a dare di Ostia l’immagine di una città allo sbando spadroneggiata dall’eroina e dai drogati con il suo “Amore tossico”. Non era stato sufficiente il libro di Bonini e De Cataldo a mettere in croce una Ostia che era solo vittima perchè terminale di loschi interessi romani politici, amministrativi e persino vaticani. E non erano bastate le trasposizioni prima cinematografiche poi televisive di quel libro, Suburra, appunto, nella quale Ostia era non solo citata espressamente ma era stata resa riconoscibile per le location usate per le riprese.
L’immagine del manifesto che da ieri campeggia sulle banchine delle fermate della metropolitana romana e chissà di quali altre parti d’Italia, fa male. E’ un luogo comune che ignora la realtà sofferta di una comunità che nella sua storia ha dovuto subire speculazioni ignobili quali, per esempio, il ghetto di Nuova Ostia con la deportazione di oltre mille famiglie dalle baracche romane. Che è diventata famosa nel mondo per aver fatto da teatro alla morte orribile di Pier Paolo Pasolini, tragico ricordo che sarà ravvivato tra pochi giorni dagli eventi del cinquantenario. Che ha vissuto lo stigma di “Amore tossico” sull’eroina prima e di “Non essere cattivo” sulla cocaina dopo. Che è stata crocifissa a reti unificate per la famosa testata che secondo giudici severi era stata assestata, pure quella, “con metodo mafioso”.
Nessuno vuole negare la presenza a Ostia di bande e di malviventi: è, purtroppo, la tragica realtà che attraversa tutte le città italiane da Torino a Catania, dal Brenta a Genova. Ciò che, invece, si contesta è la speculazione condotta a fini esclusivamente commerciali, la spettacolarizzazione spietata, la generalizzazione compiacente. Chiaramente occuparsi di uno Stato pressochè assente, di un’amministrazione locale inefficiente, di servizi pubblici che arretrano, ovvero delle vere ragioni per le quali la criminalità si appropria del potere, non fa audience.
E, attenzione, non è la prima volta che Netflix prende in giro la comunità di Ostia. Era già accaduto a febbraio 2024 quando sulla facciata di un palazzo in ristrutturazione in via Volturno l’azienda di streaming aveva affisso un cartellone che compativa il popolo dei pendolari della Roma-Lido. Insomma, per Netflix siamo gente da schifare.
Così, mentre ieri sera i vertici di Netflix festeggiavano il decennale con un nutrito gruppo di selezionatissimi vip all’Accademia di Spagna tra paillettes, lustrini e fuochi d’artificio, Ostia è nuovamente messa in croce. E la risposta non può che essere una sola: boicotta Netflix, cancella l’abbonamento, evita di guardarla.
Dopo le proteste Netflix rimuove la pubblicità
In queste ore Netflix sta rimuovendo la pubblicità offensiva dopo le proteste della comunità di Ostia. Il dietrofront sull’iniziativa pubblicitaria, giudicata di pessimo gusto, è arrivato dopo il caos e l’indignazione corale sulla pubblicità, che faceva “bella mostra” alla fermata Colosseo della Metro B, ironizzando sulla non troppo presunta pericolosità del quartiere sul mare di Roma.
La polemica scoppiata in poche ore, ha visto come non mai i cittadini del quadrante uniti nella volontà di un boicottaggio, che ha costretto la piattaforma a intervenire e riconoscere l’errore. Per i residenti del litorale romano, resta l’amarezza per un gesto che riafferma quanto il rispetto per il quartiere sia ancora da conquistare.
Intanto il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, immediatamente intervenuto sulla vicenda, ha dichiarato: “Ho chiesto a Netflix di ritirare la campagna pubblicitaria che offende Ostia e la sua comunità e apprezzo la sua decisione di farlo subito. Si è trattato di un’iniziativa pubblicitaria fuori luogo: il lavoro quotidiano dei cittadini, delle associazioni e delle istituzioni racconta una realtà diversa, che non può essere ridotta a uno stereotipo. Ostia merita rispetto, non pregiudizi”.


















