La 20° edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 15–26 ottobre 2025 e in altre sale, si conferma non solo come vetrina di grandi autori e anteprime internazionali, ma anche come spazio di riflessione sui conflitti del presente. Dal Medio Oriente all’Ucraina, una serie di film in programma getta luce su guerre, resistenza e sopravvivenza, restituendo voce a chi troppo spesso resta invisibile.
Festa del Cinema di Roma, il cinema diventa testimonianza: sette film raccontano la guerra attraverso gli occhi di chi la vive, tra Medio Oriente e Ucraina
Giovedì 16 ottobre sarà presentato “Put your soul on your hand and walk” della regista iraniana Sepideh Farsi. Il documentario nasce da mesi di videochiamate tra la regista e la giovane fotoreporter palestinese Fatma Hassouna, uccisa nell’aprile 2024 durante un attacco israeliano a Gaza.
Il film, composto da immagini d’archivio, fotografie di Fatma e frammenti di notiziari, ricostruisce un dialogo intimo e potente tra due donne mai incontratesi di persona. La forza del racconto sta proprio nella semplicità: Fatma parla di blackout, famiglia, sogni piccoli e resistenti – come un pezzo di cioccolato o un pranzo decente – mentre fuori la guerra non dà tregua. Senza retorica, Farsi trasforma il reportage in cinema, lasciando che il volto di Fatma parli per tutte.
Nella stessa giornata, l’israeliano Nadav Lapid presenterà “Ken (Yes)”, un’opera che affronta il peso morale dell’arte in un contesto di guerra. Il protagonista è Y., musicista jazz chiamato a scrivere un nuovo inno nazionale dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Lapid, già noto per il suo sguardo critico, firma un film disturbante e visivamente potente che riflette sul ruolo dell’artista in uno stato responsabile di violenze sistemiche. Tra caos sonoro e messa in scena esasperata, il film si fa grido di rabbia contro la propaganda e la disumanizzazione.
Spazio alla Palestina
Altro titolo forte è “Palestine 36” di Annemarie Jacir, in programma sabato 18 ottobre. Ambientato nel 1936, durante la rivolta araba contro il dominio britannico, il film segue Yusuf, giovane palestinese in viaggio tra villaggi e Gerusalemme. Con l’arrivo degli ebrei in fuga dall’Europa, si delinea un intreccio complesso di identità, aspirazioni e resistenze. Un’opera che guarda al passato per comprendere il presente e che rappresenta la Palestina nella corsa agli Oscar.
Sempre da Gaza, ma con uno sguardo più audace, arriva “Once upon a time in Gaza” dei fratelli Tarzan e Arab Nasser (venerdì 24 ottobre). Tra thriller, satira e western urbano, la storia di Yahya – studente timido diventato attore per caso – riflette su come si costruiscono gli eroi e chi controlla le narrazioni. Tra finzione e realtà, il film mette a nudo le dinamiche del potere e rifiuta la pornografia del dolore.
Il Medio Oriente torna protagonista anche con il documentario “Holdin Liat” (lunedì 20 ottobre), firmato da Brandon Kramer. Il film segue il dramma di Liat Beinin Atzili, rapita con il marito durante l’attacco del 7 ottobre, e raccontato dal punto di vista dei suoi genitori. Un’opera toccante che mette in discussione giustizia, vendetta e umanità in tempo di guerra.
Sguardo sull’Ucraina
Lo sguardo si sposta poi sull’Ucraina, con due film centrali. Il primo è “Cuba & Alaska” (venerdì 17 ottobre) di Yegor Troyanovsky, che segue due dottoresse al fronte. Amiche inseparabili, affrontano ogni giorno orrori inimmaginabili con forza, ironia e sogni: uno su tutti, la moda. Un racconto vitale e sorprendente che nasce dalle bodycam e dai cellulari, dal cuore stesso del conflitto.
Il secondo è “2000 meters to Andriivka” di Mstyslav Chernov (lunedì 20 ottobre), il regista di “20 Days in Mariupol”. Attraverso immagini immersive, droni e bodycam, racconta la missione di un plotone ucraino in una foresta minata. Il film, candidato dell’Ucraina agli Oscar, è una discesa sensoriale nell’orrore della guerra, simile a un viaggio nei paesaggi desolati della Prima guerra mondiale.
In questa edizione della Festa, la guerra si fa cinema: non per spettacolarizzarsi, ma per restare umana.
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