Maxi frode fiscale a Fiumicino: azienda di logistica evade 7,5 milioni di euro con il sistema dei lavoratori “fantasma”

Lavoratori irregolari, società fittizie e fatture false permettevano all'azienda di risparmiare milioni su contributi previdenziali e assistenziali

Fonte GdF Fiumicino

Un maxi sequestro da oltre 4 milioni di euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Roma in queste ore tra Fiumicino, Roma e Provincia, al termine di un’indagine durata più di due anni, che ha scoperchiato un complesso sistema di frode fiscale e sfruttamento della manodopera nel settore della logistica, con particolare riferimento al comparto beverage di una società con sede a Fiumicino.

Lavoratori irregolari, società fittizie e fatture false permettevano all’azienda di risparmiare milioni su contributi previdenziali e assistenziali

L’operazione, condotta dalla Compagnia di Fiumicino e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, rappresenta uno dei colpi più significativi inferti negli ultimi anni contro le frodi fiscali e il fenomeno del “caporalato” nel Lazio.

Società fantasma e contratti fittizi per aggirare il fisco

Al centro dell’inchiesta vi è una società con sede a Fiumicino che, tramite l’interposizione illecita di due imprese — una cooperativa e un’altra società fittizia — assumeva solo formalmente, centinaia di lavoratori. Attraverso la stipula di contratti costruiti ad hoc e l’emissione di fatture per operazioni mai avvenute, l’azienda è riuscita a impiegare irregolarmente 576 persone tra il 2022 e il 2024, risparmiando oltre 6,5 milioni di euro in contributi previdenziali e assistenziali.

Evasione milionaria e uso sistematico di fatture false

Le indagini scattate nel 2020 con accertamenti fino al 2023, hanno permesso di ricostruire un articolato meccanismo di evasione fiscale. Gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno accertato il mancato versamento di oltre un milione di euro di ritenute fiscali, l’indebita compensazione di crediti d’imposta per circa 300mila euro e un’evasione complessiva di oltre 7,5 milioni di euro tra imposte dirette e IVA.

Il tutto, era stato reso possibile grazie all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo superiore a 13 milioni di euro.

Sigilli a beni, conti correnti e quote societarie

A conclusione delle indagini preliminari, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Civitavecchia ha disposto un sequestro preventivo, anche per equivalente, del valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.

L’operazione ha portato al congelamento di conti correnti, quote sociali, terreni, fabbricati e autovetture riconducibili agli indagati. Sono otto le persone fisiche e due le persone giuridiche attualmente sotto inchiesta. Si tratta di cinque soggetti residenti a Roma, uno a Fiumicino e gli altri a Fiano Romano e Latina.

Ora dovranno rispondere di una lunga serie di reati fiscali, tra cui somministrazione fraudolenta di manodopera, emissione e utilizzo di fatture false, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e omesso versamento di ritenute.

Caporalato e sfruttamento: l’altra faccia della frode fiscale

Il caso ha evidenziato ancora una volta il legame tra frode fiscale e sfruttamento lavorativo. L’utilizzo sistematico di manodopera irregolare e la creazione di società fittizie non ha infatti solo prodotto un enorme danno erariale, ma hanno anche dato vita a pratiche assimilabili al cosiddetto caporalato, con lavoratori impiegati nella società finale di Fiumicino, senza tutele e al di fuori di ogni norma contrattuale.

L’indagine, ancora nella fase preliminare, proseguirà per accertare le singole responsabilità. Fino a sentenza definitiva, per gli indagati vige la presunzione di innocenza.