Incassa per 13 anni la pensione della nonna morta: furbetto romano nei guai per 105mila euro

Il 53enne romano che rubava la pensione delle nonna morta per ora ha due opzioni: restituire l'intera somma o rischiare il carcere

ghost-tap-truffa-soldi-
Immagine di repertorio.

Per tredici anni ha ritirato la pensione della nonna già morta. Ora, per quell’inganno  Stefano C., 53 anni, romano di Torre Gaia, si è ritrovato con una condanna a due anni di reclusione per truffa ai danni dell’Inps. Ma potrà evitare il carcere se, entro sei mesi, restituirà l’intera somma indebitamente incassata: oltre 105mila euro. Questa la proposta del tribunale.

Il 53enne romano che rubava la pensione delle nonna morta per ora ha due opzioni: restituire l’intera somma o rischiare il carcere

La storia inizia nel 2005, quando la nonna di Stefano, muore in una clinica privata. Aveva 80 anni. Il decesso avviene proprio il 27 maggio, giorno in cui l’Inps eroga le pensioni.

Da quel momento, però, nessuno comunica all’ente la scomparsa dell’anziana.

Secondo la difesa, sarebbe toccato alla clinica farlo, ma un presunto errore di comunicazione ha lasciato tutto in sospeso. E Stefano non ha mai fatto nulla per correggere la situazione.

Anzi. Per ben 13 anni ha continuato a ritirare regolarmente la pensione della nonna – circa 650 euro al mese – grazie a una delega firmata da lei in vita.

Inizialmente con un po’ di paura, ha poi preso fiducia nel tempo, convinto che in assenza di alternative avrebbe continuato ad approfittare di quella somma finché non venisse scoperto. Ed il momento è arrivato quando l’Inps ha effettuato una verifica a campione sull’età dei pensionati e della loro conferma in vita.

Oltre 600 euro di pensione al mese

E’ scattata quindi la denuncia e poi l’apertura di un procedimento giudiziario.

Durante il processo, l’imputato ha ammesso tutto. Ha spiegato di aver usato quei soldi per crescere i suoi figli, raccontando una vita segnata da pochi soldi e un lavoro instabile. Insomma ha dichiarato di aver sottratto la pensione per necessità. La procura ha chiesto per lui la condanna a due anni, confermata poi dalla sentenza. 

La difesa

Il difensore, l’avvocato Lorenzo Contucci, ha sempre ritenuto che si trattasse piuttosto di una appropriazione indebita e non di una truffa. “Lette le motivazioni della sentenza, procederemo con l’appello“, la sua dichiarazione.

La restituzione dei 105mila euro, per ora, non è presa in considerazione viste le condizioni economiche dell’imputato.