Sabato 20 settembre Roma si prepara a ospitare la decima edizione del Disability Pride Italia, la storica manifestazione che da un decennio riempie le strade con l’orgoglio, le voci e le istanze di migliaia di persone con disabilità .
Dal corteo in centro al villaggio dell’inclusione: il Disability Pride trasforma Roma in una festa di diritti, musica e partecipazione
L’evento, che ha avuto origine a Roma nel 2015, è cresciuto fino a diventare un appuntamento di rilievo nazionale, diffondendosi in diverse città italiane, da nord a sud.
L’iniziativa, organizzata dal Disability Pride Network, non si limita a essere una semplice parata. È un’occasione per smantellare secoli di stereotipi e per affermare con forza che la disabilità non è un limite, ma una parte dell’identità da vivere con dignità e orgoglio.
Il percorso del corteo
Il corteo, con partenza da Piazza dei Santi Apostoli alle 16, attraverserà via Cesare Battisti e via del Corso, fino a confluire in Piazza del Popolo.
Per consentire la “passeggiata” colorata sono previste chiusure stradali e deviazioni.
Un programma ricco tra parata e “Village”
Il cuore della giornata sarà diviso in due momenti distinti, ma complementari. Il primo è la Disability Parade, una sfilata dai mille colori e festosa animata da musica, cori e interventi dal vivo.
Il secondo è il Disability Village, un vero e proprio villaggio allestito in una delle piazze storiche di Roma, piazza del Popolo, che ospiterà stand, spettacoli di artisti con disabilità , conferenze e dibattiti pubblici.
Ma il Disability Pride non si esaurisce in un solo giorno. L’onda di sensibilizzazione si diffonderà in tutta Italia con tappe locali previste a Palermo (20-21 settembre), Bologna e Genova (27 settembre), Firenze (27 settembre), Taranto (4 ottobre) e Orvieto (25 ottobre).
Oltre il corteo: una rivoluzione culturale permanente
Il Disability Pride Network, la rete informale di associazioni e individui che sostiene l’evento, ha un obiettivo chiaro: “dare un megafono” a quelle voci che spesso sono “flebilmente disperse nei territori”.
L’associazione punta a promuovere un rinnovamento culturale basato su tre pilastri: inclusione, empowerment ed esercizio dei diritti.




















