La veggente di Trevignano, Gisella Cardia, è finita ufficialmente nel mirino della giustizia. Secondo la Procura di Civitavecchia, la veggente, diventata famosa per presunte apparizioni della Madonna sul lago di Bracciano, avrebbe messo in scena falsi miracoli per spingere i fedeli a effettuare donazioni per oltre 365mila euro. Insieme al marito, Gianni Cardia, è indagata per truffa aggravata.
La Procura di Civitavecchia accusa la presunta veggente Gisella Cardia e il marito di truffa: messinscene di apparizioni e profezie per spingere i fedeli a donare soldi
L’avviso di conclusione delle indagini, notificato dai magistrati, rappresenta l’ultimo passo prima della possibile richiesta di rinvio a giudizio. Al centro dell’accusa, un presunto sistema di raggiro fatto di lacrimazioni miracolose da statue, messaggi mariani scritti in aramaico, profezie di sciagure imminenti e promesse di protezione celeste.
Miracoli, profezie e raccolte fondi
Secondo l’inchiesta, i due avrebbero tratto un “ingiusto profitto” sia attraverso la raccolta di denaro dei fedeli, sia grazie alla forte visibilità mediatica ottenuta. Gisella Cardia sosteneva di ricevere comunicazioni dirette dalla Madonna, che venivano poi trascritte e pubblicate online, alimentando un crescente culto popolare attorno alla figura della “Madonna di Trevignano”.

Il luogo principale delle apparizioni, il terreno di Campo le Rose affacciato sul lago, era stato trasformato in un luogo di preghiera e raccolta spirituale, attirando centinaia di fedeli ogni mese.
Ma dietro la devozione, secondo la Procura, si celava un meccanismo ben rodato: i fedeli venivano spinti a donare somme importanti, convinti che quei fondi fossero destinati a opere benefiche. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che nessuno dei 365mila euro raccolti tra il 2018 e il 2021 sarebbe stato usato per scopi caritatevoli, come invece previsto dallo statuto dell’associazione.
L’inchiesta partita dalla denuncia di un ex devoto
A dare il via alle indagini è stata la denuncia di Luigi Avella, ex funzionario ministeriale in pensione, che ha dichiarato di aver donato oltre 93mila euro all’associazione. Insieme a lui, altre due donne – con offerte rispettive di 30mila e 40mila euro – risultano tra le presunte vittime del raggiro. Ma la lista, secondo gli inquirenti, sarebbe molto più lunga.


















