Domani, 31 luglio, entrerà in vigore lo stop imposto dal Ministero alla stipula di nuovi contratti esterni per medici e infermieri “a gettone”, ossia pagati a ore (fino a 85 euro) o a turno (fino a 640 euro per una notte). Un giro di vite atteso da mesi, ma che arriva mentre il sistema sanitario del Lazio continua a dipendere fortemente da queste figure, spesso reclutate tramite cooperative o con contratti libero-professionali.
Stop ai medici a gettone, scatta il blocco ministeriale ma le Asl nel Lazio fanno ancora ampio ricorso a personale esterno: concorsi deserti e turni scoperti alimentano la crisi
Secondo l’ultima inchiesta di Refert, a firma di Antonio Sbraga, sono 1.108 i gettonisti in servizio nella regione: 747 assunti da cooperative e aziende private (170 medici e 577 infermieri), e altri 361 ingaggiati direttamente come liberi professionisti (357 medici e 4 infermieri). Ma il dato è parziale: mancano, infatti, i numeri relativi alle Asl di Frosinone e Latina.
Le Asl con più gettonisti
Dalla mappa regionale emerge che l’Asl Roma 5 (Tivoli) è in testa con 71 medici esterni, seguita da Asl Roma 4 (Civitavecchia-Bracciano) con 42 e Asl Roma 6 (Albano Laziale) con 25. Ma il quadro è destinato a cambiare: solo lo scorso mese, l’Asl di Frosinone ha deliberato un nuovo maxi appalto da 18 milioni di euro per medici a gettone, portando il numero reale dei professionisti esterni ben oltre quota 1.108.
Il fenomeno riguarda anche gli infermieri: spicca l’Asl Roma 1 con 256 unità, seguita dal Policlinico Umberto I (140) e dall’Asl Roma 2 (112).
Contratti “diretti”, stessi costi ma poca stabilità
In parallelo, le aziende sanitarie stanno tentando di assumere direttamente i medici, saltando le coop. Il compenso orario resta comunque simile a quello dei gettonisti. Tuttavia, come lamenta l’Asl dei Castelli Romani, il regime libero-professionale non garantisce la copertura costante dei turni, soprattutto notturni e festivi. “Il rapporto non subordinato – si legge in una delibera – non assicura continuità e genera forti discontinuità operative”.
Di fronte alla fuga dal servizio, l’Asl Roma 6 ha appena aumentato i compensi orari da 50 a 80 euro per trattenere i medici già in servizio, compresi quelli in pensione richiamati per coprire i turni nei Pronto Soccorso. Inoltre, ha deciso di penalizzare economicamente chi rifiuta i turni notturni, riducendo l’impegno orario settimanale da 24 a 18 ore per alcuni professionisti.
Concorsi deserti: il vero nodo strutturale
Ma il cuore del problema – sempre secondo la ricostruzione di Refert – resta la cronica difficoltà a reclutare personale strutturato. Il “concorsone” regionale dell’inverno 2024, che mirava a coprire 152 posti in 11 aziende, si è chiuso con soli 102 assunti.
I bandi successivi sono stati spesso un flop: al San Camillo, a gennaio, solo 3 specialisti hanno risposto a un avviso per 9 posti. Al Grassi di Ostia, a maggio, si sono presentati solo 7 candidati per 14 posizioni. Peggio ancora a Rieti e nella Asl Roma 5, dove su 6 e 21 posti disponibili si è presentato un solo specialista in entrambi i casi.


















