Sarà un’estate difficile per 14 comuni alle porte di Roma, che dovranno affrontare severe restrizioni sull’uso dell’acqua potabile. Una mossa drastica, ma necessaria, per contrastare una crisi idrica ormai strutturale, aggravata dalla combinazione tra cambiamenti climatici, rete idrica inefficiente e aumento incontrollato dei consumi.
I comuni colpiti dalle nuove stringenti misure dell’ordinanza sull’acqua: scattano i controlli a campione con sanzioni fino a 500 euro
La comunicazione arriva da Acea ATO 2, che in collaborazione con le amministrazioni comunali, ha imposto il divieto di qualsiasi uso improprio dell’acqua pubblica, con l’obiettivo primario di garantire il fabbisogno domestico essenziale e scongiurare l’introduzione limite di razionamenti. L’acqua potabile sarà consentita solo per scopi domestici e igienico-sanitari.
I comuni colpiti dalle restrizioni
I comuni che ne pagheranno le pesanti conseguenze fino al 30 settembre sono Ciampino, Frascati, Rocca di Papa, Grottaferrata, Montecompatri, Rocca Priora, Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia, Lanuvio, Nemi, Genzano di Roma e Velletri.
Cosa è severamente vietato e le nuove regole per i cittadini
Le nuove normative impongono uno stop categorico a pratiche comuni ma dispendiose: vietate irrigazioni private, lavaggio auto, riempimento di piscine e giochi d’acqua.
È altresì proibito poi prelevare acqua dalle fontane pubbliche, se non per bere, e utilizzare gli idranti antincendio, salvo in caso di emergenza. Gli unici annaffiamenti consentiti sono quelli per giardini e cimiteri pubblici, purché effettuati con parsimonia e preferibilmente di notte.
Qualsiasi prelievo d’acqua per attività ludiche o commerciali è vietato; queste potranno approvvigionarsi solo tramite autobotti specializzate, con l’obbligo di conservare la documentazione d’acquisto.
Controlli a campione per assicurare il rispetto delle regole con sanzioni severe per i trasgressori
Le forze dell’ordine, in sinergia con Acea, condurranno controlli a campione per assicurare il rispetto delle regole, e le sanzioni saranno severe. I trasgressori rischiano fino a 500 euro, in base all’articolo 7 bis del T.U.E.L.
In caso di violazioni reiterate, oltre alla sanzione massima, è prevista anche la segnalazione alla Procura della Repubblica per danno colposo alla collettività, con i responsabili delle proprietà chiamati a rispondere in solido. L’ordinanza annulla così qualsiasi provvedimento precedente in contrasto con queste nuove, stringenti misure.
L’appello ai cittadini e l’urgenza degli interventi sulla rete
Oltre ai divieti, l’ordinanza lancia un appello esplicito ai cittadini affinché modifichino le proprie abitudini di consumo. Installare frangigetto, usare lavatrici e lavastoviglie solo a pieno carico, preferire la doccia al bagno, chiudere l’acqua durante la rasatura o il lavaggio dei denti e raccogliere l’acqua di risciacquo per innaffiare le piante sono solo alcuni dei consigli per ridurre gli sprechi.
Nel sottolineare l’entità del problema Acea ha indicato anche la serie di dati sullo spreco dell’acqua. Tra questi i più comuni sono legati al rubinetto aperto, che spreca 13 litri al minuto, e il 40% dell’acqua domestica è usata solo per i WC; la doccia di 5 minuti che consuma 60 litri rispetto ad un bagno in vasca che ne consuma fino a 120.
L’adozione di lavaggi a basse temperature e l’uso intelligente degli elettrodomestici possono far risparmiare fino a 11mila litri l’anno per famiglia, e viene incoraggiata anche la raccolta dell’acqua piovana.
Tuttavia, il problema di fondo rimane la rete idrica “colabrodo”, con dati recenti che smascherano come fino al 40% dell’acqua immessa nelle reti dei Castelli Romani venga persa. Una situazione che in parte vanifica gli sforzi dei cittadini, senza investimenti strutturali e seri interventi di Acea.


















