Si conclude con un nulla di fatto il drammatico caso di Giulio Di Curzio, il ragazzo di Ostia che il 6 ottobre 2017, dopo essere stato aggredito fuori da una discoteca dell’Eur, finì in coma precipitando in uno dei garage della La Nuvola mentre – secondo l’accusa iniziale – veniva rincorso. I tre giovani accusati di lesioni sono stati appena prosciolti in appello, un quarto era già stato assolto in primo grado.
Il ragazzo di Ostia finì in coma, il caso smontato in appello: gli ultimi sviluppi giudiziari
La sentenza di proscioglimento è di ieri. I giudici della Corte d’Appello hanno ritenuto che Giulio, all’epoca 17enne, non fosse stato vittima di una vera e propria aggressione.
Eppure all’epoca dei fatti era emersa una ricostruzione che faceva propendere per un nesso causale tra i pugni sferrati al ragazzo, la sua fuga e la caduta nel vuoto nel tentativo disperato di sfuggirer.
Ritrovato il giorno dopo in gravi condizioni
Giulio, figlio di un commercialista e studente liceale, si trovava alla discoteca con la cugina. Durante la serata scoppiò una discussione all’interno del privé, forse per una bottiglia presa per errore, che sfociò in una lite nel parcheggio. Temendo ulteriori aggressioni, Giulio fuggì, attraversò la Cristoforo Colombo e, scavalcando un cancello, precipitò nel garage sottostante.
Il suo corpo fu ritrovato solo il mattino seguente da un vigilante, che lo trovò privo di sensi. Il ragazzo rimase in coma per giorni e subì un lungo periodo di riabilitazione.
Le telecamere e le accuse che cambiano
Nel processo di primo grado, tre dei giovani accusati di aver aggredito Giulio – Giorgio A., Luca N. e Patrizio P. – sono stati condannati per lesioni aggravate in concorso. Tuttavia, la Corte aveva già escluso un legame diretto tra la caduta e l’aggressione, poiché le telecamere di sorveglianza non avevano ripreso altri ragazzi, gli inseguitori, nell’area in cui si verificò l’incidente.
Ora, in appello, la posizione degli imputati è stata ulteriormente alleggerita: il reato di lesioni è stato derubricato, portando alla loro completa assoluzione. In particolare, la Corte ha ritenuto che l’aggressione fosse stata limitata a delle percosse, e non fosse la causa diretta della caduta.
Un quarto ragazzo, già assolto in primo grado, era stato ritenuto estraneo ai fatti.
Giulio salvo per caso
I genitori dell’allora 17enne, costituitisi parte civile e rappresentati dall’avvocato Luca Forte, si sono sempre battuti per avere giustizia. Il ragazzo a causa di quella notte ha subìto un calvario: quindici giorni in terapia intensiva, un mese di riabilitazione, ed ancora cure su cure. “Lo ha trovato un vigilante il mattino dopo. Gli dobbiamo molto”, continua a ripetere il papà.




















